«Un uomo innamorato di Dio e della Chiesa»
L'intervento di Don Peppino Maffi, prevosto di Varese
di monsignor Peppino Maffi
Giovanni Paolo II è pontefice da 25 anni. Certo ha segnato, con la sua personalità, il cammino della storia che anche noi viviamo. Gli si può voler bene in maniera diversa; lo si può stimare o solo rispettare; certo è un uomo di una grande completezza; è un pensatore, un poeta, un uomo innamorato di Dio e della Chiesa; nello stesso tempo è un uomo profondamente libero, non asservito a nulla; rispettoso delle istituzioni pubbliche, è una persona che non puoi mai costringere dentro una tua personale maniera di interpretare la vita. Raramente la storia ci ha concesso di incrociare una persona così ricca di umanità e così carismatica. In particolare Giovanni Paolo II ha fatto sue le linee del Concilio Vaticano II, che ha richiamato con calore e determinazione, anche al termine dell’ultimo Giubileo: e sono le linee che parlano di primato della Parola di Dio, di attenzione a tutte le persone, soprattutto a quelle senza dignità, di dialogo ecumenico e interreligioso. L’influsso più duraturo della sua azione sarà forse quello delle sua encicliche e dei suoi documenti magisteriali. Lo "Spalancate le porte a Cristo„ , il grido con cui ha aperto il suo pontificato il 22 ottobre 1978, si è concretizzato nelle encicliche di taglio più propriamente spirituale e ecclesiale, come in quelle, più conosciute, sul lavoro e sulla questione sociale. Ha sognato e sogna il nostro Papa: la rinascita della fede nell’est dopo la caduta del muro di Berlino, la unificazione con gli ortodossi…; in questi e altri settori non si sono raggiunti grossi risultati. Ma lui non demorde mai; non si scoraggia; ripropone la sua buona volontà di incontrarsi, di tessere anche dei piccoli frammenti di tessuto, che parlano di dialogo, di incontro, di cammino comune. Lo si è accusato e lo si accusa di essere molto rigido sulle questioni morali, in particolare sulle tematiche che riguardano l’etica sessuale. Certo, anche in questo ambito, Papa Wojtyla non ha fatto e non fa sconti; è molto rigoroso; ma tutto fuoriesce da una teologia del corpo, dagli orizzonti molto vasti; è ingeneroso giudicarlo senza averla conosciuta e approfondita; anche allora si potrà non essere d’accordo; ma sarà cresciuta la stima per un uomo che ha solo ricercato, liberamente e con umiltà, di proporre ciò che ha imparato a considerare come vero e utile. Ed è questa voglia di verità che l’ha portato ad assumere più volte atteggiamenti che hanno sollevato imbarazzo e critiche anche all’interno del mondo ecclesiale: soprattutto quello di chiedere perdono per gli errori della Chiesa; ma anche quello di essere a tutti i costi paladino della pace, quello di denunziare in tutte le parti del mondo gli orrori e le tristezze di ogni guerra. Non fa mai nulla per ottenere maggiori consensi. Le sue scelte sono di un uomo di Dio che cerca le verità; e non le tace; possono non essere condivise; ma il suo modo di affrontare ogni questione non può non impressionare chi non è prevenuto. La sua creatività apostolica ha spostato la prua della Chiesa verso il largo; è importante non ritornare indietro.
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