Una notte al gelo insieme ai senza tetto
Decine di varesini aderiscono all'iniziativa di Caritas e Scarp de Tenns. Pochi i poveri veri, ma tanti i ragazzi decisi a lanciare una provocazione alla città
E’ il gelo quello che comanda. Se non hai mezzi, sei un suo soldato, e devi eseguire: cartoni, copertoni, coperte di fortuna, occupazioni abusive. E’ la guerra del senza casa, a caccia di calore.
Questa di piazza S.Vittore, in fondo, è solo un’esercitazione.
Però c’è poco da scherzare. Il gelo, anche stasera, ti entra nelle ossa. Eppure alle 2 di notte, sono già quindici i volontari sdraiati con i sacchi a pelo sotto il porticato della banca. Usano un cartone come materassino.
Non sono ragazzi di primo pelo, molti sono di “Scarp ‘de tennis”, la rivista dei senza tetto, scritta e distribuita da chi conosce le notti metropolitane sotto le stelle. Non hanno facce pulite e serene, non battono ciglio, srotolano il sacco a pelo, si mettono dentro e buona notte. Mentre in piazza, ragazzi meno consumati, parlano e discutono ancora.
Flavio, 33 anni, non è per nulla convinto: «Ma sai – racconta – qui siamo a Varese, questa è una città troppo ricca, vedrai che diventerà una moda, una cosa hippie, solo per farsi vedere». Sulla piazza passeggia molta gente. I senzatetto nostrani, quelli veri, sono solo tre. Bruno viene considerato una figura storica del vagabondaggio varesino.
Dice che legge solo l’Unità e filosofeggia con un bicchiere in mano. Vincenzo invece aspetta mattina. «Devo andare a lavorare in cantiere, intanto me ne sto qua, mi piace». Ha 36 anni e fa politica. Frequenta un collettivo di sinistra lavenese che si chiama “Ernesto e le formiche rosse”.
Ha gli scarponcini da muratore, una volontaria gli dà una giacca a vento di piumino rossa. Se ne stanno a lato della piazza e fanno un capannello a se. «Gli altri non sono venuti» dice Flavio, e si riferisce ai poveri della città, quelli che passano le notti tra case sfitte, stazioni, e giardinetti.
La notte dei senza tetto, l’iniziativa voluta da Scarp de tennis e dalla Caritas la Caritas Ambrosiana e la rivista “Scarp de’ tenis”, in occasione della Giornata Mondiale della lotta alla Povertà indetta dall’Onu, è iniziata alle 20.
La prima notte di freddo intenso l’ha trasformata in una gara di resistenza. La piazza brulica di gente verso le 22, quando don Maffi apre le porte della basilica di S.Vittore e pronuncia un breve discorso sull’attenzione agli emarginati. Ci si riscalda come si può. Con il vin brulè degli scout Agesci Varese 1 e Varese 7. Quando arriva la televisione qualcuno forma un capannello di sacchi a pelo. Canti e danze.
Chiara Biella 29 anni, capo scout, è fiduciosa: «Non ci sono molti poveri, è vero, ma credo che sia un’iniziativa giusta, perché lancia un messaggio che può colpire le coscienze della gente». La serata è stata organizzata in fretta, dice qualcun altro e forse non si è riusciti a contattare e convincere i diretti interessati. «Però trovo interessante il messaggio e la valenza simbolica di questa iniziativa» racconta Gianluigi Restelli, sindacalista della Cisl Varese Laghi, anche lui in piazza. Ci sono tanti altri volti della sinistra e del mondo cattolico varesino. Tre nomi vale la pena di citarli: Cesare Montalbetti, consigliere comunale della Margherita, Angelo Zappoli di Rifondazione Comunista.
Don Luca Violoni.
Stefano Ziliani ha 31 anni ed è venuto con il sacco a pelo e due amiche. «Abbiamo sentito dell’iniziativa in parrocchia – spiega – e ci è sembrata una bella cosa. Vogliamo restare tutta la notte». Maglioni, zainetti, giacca a vento, sono decisi a fare mattina. Frate Carmelo ha 31 anni, é siciliano e vive nel convento della Brunella. «A Varese ci sono una trentina di emarginati che vengono alla mensa dei poveri, molti sono extracomunitari, è una realtà importante per la città». Arriva padre Gregorio, il cappellano del carcere. A notte fonda si vede l’assessore ai servizi sociali William Malnati. I vigili urbani. Qualche coppietta. Un paio di nazisti in cerca di rogne. Polizia.
Il solito giro. In chiesa, invece, un aria diversa. Cinque persone pregano. Qualcuno inginocchiato. E quando ancora fuori c’è gente che parla, dentro c’è solo silenzio. Poi il freddo sconfigge quasi tutti. E la piazza si svuota piano piano.
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