Ddt nei pesci: due soglie di rischio per lo stesso lago?
Lago Maggiore – Un'interrogazione sulla questione giunge in consiglio provinciale. L'assessore «Occorre più chiarezza sotto il profilo scientifico»
Le carni di alcuni pesci del Lago Maggiore contengono elevati livelli di ddt ma non sono abbordabili da tutti i pescatori. In Piemonte si possono pescare e mangiare, per non parlare della Svizzera, dove i livelli minimi sono addirittura molto più alti che in Italia. In Lombardia no: dove le analisi dimostrano ancora livelli troppo alti di agente inquinante e quindi nocivo per la salute. Come è possibile che ciò avvenga nello stesso lago, tenuto presente che le fonti dell’inquinamento – si spera – dovrebbero essere venute meno? E chi tutela i diritti dei pescatori sportivi e professionisti? Una domanda postasi anche dalla consigliera provinciale di Forza Italia Annamaria Martelossi, che nel corso dell’ultimo consiglio provinciale ha posto il problema all’attenzione dell’assemblea.
«L’onorevole Marco Zacchera, Commissario italiano per la pesca, ha autorizzato con decreto della giunta regionale del Piemonte la parziale revoca delle limitazioni di pesca nelle acque piemontesi del Lago Maggiore di alcune specie ittiche. Tale revoca è a dir poco paradossale anche perche’ ricordo che l’emergenza ddt è scaturita proprio dalla sponda piemontese! Ci si chiede come mai questa ne risulti depurata, mentre la sponda lombarda ne debba subire ancora le conseguenze. Quindi ho sottoposto il documento all’attenzione dell’Assessore Specchiarelli il quale mi ha portato a conoscenza che i campioni di pesce piemontesi vengono analizzati dall’Arpa di Novara, quelli lombardi dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Brescia. Dalle informazioni raccolte le analisi effettuate dall’Arpa di Novara nel 2002 avrebbero evidenziato i livelli di ddt al di sotto dei limiti di legge, al contrario, i dati delle analisi dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Brescia confermano per il 2002 il superamento dei limiti. Si stanno valutando i motivi di queste differenze che sono assolutamente inspiegabili, tenuto conto che i pesci non rispettano, come ovvio, i confini regionali».
Per questi motivi l’interrogazione, giunta a Villa Recalcati corredata da decine di firme di pescatori.
A Bruno Specchiarelli, assessore alle politiche per l’agricoltura e la gestione faunistica, è così arrivata sul tavolo l’annosa questione. «E’ una situazione è insostenibile per i nostri pescatori, che oltre all’aspetto economico, con la loro professione tramandano anche un importante patrimonio culturale e sociale. Più semplicemente si tratta di fare chiarezza dal punto di vista scientifico per comprendere i reali rischi che corrono i consumatori di questi pesci. E’ oltremodo strano, insomma, che per il Lago Maggiore, abitato dagli stessi pesci, si rilevino valori di ddt diversi a seconda della sponda lungo la quale vengono pescati. Per questo motivo si è tenuto un incontro, venerdì scorso, presso il CNR di Verbania, dove ho chiesto espressamente un tavolo di confronto formato dagli istituti piemontesi, lombardi e svizzeri che si occupano dei rilevamenti per fare il punto della situazione e verificare le reali misure da prendere».
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