Negato il permesso di soggiorno alle figlie di Ion Cazacu
A tre anni dall’omicidio del marito la clamorosa vicenda denunciata dalla vedova, Nicoleta: «Mi sento tradita dallo stato italiano»
Le figlie di Ion Cazacu, due ragazze di 21 e 19 anni, non possono rimanere affianco alla madre, Nicoleta, in quanto è scaduto il loro permesso di soggiorno. Sembra non aver mai fine la vicenda che riguarda la famiglia Cazacu, segnata da una squallida vicenda che è ancora viva nella memoria del Paese. Ion Cazacu, operaio rumeno, fu ucciso barbaramente dal suo "datore di lavoro", Cosimo Iannece che gli diede fuoco. Oggi, a tre anni dall’accaduto, Nicoleta Cazacu denuncia la situazione in cui versano le figlie, che non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno in Italia; essa stessa è priva di un permesso di soggiorno definitivo in quanto è necessario rinnovare il documento ogni anno, in attesa della conclusione del processo, giunto alla Cassazione dopo le due condanne a trent’anni di carcere per Iannece. Il problema si pone in quanto le figlie non sono minorenni, e in questo caso la legge dispone l’obbligo di essere in possesso di un contratto di lavoro, rendendo così arduo il ricongiungimento famigliare delle tre donne. «Tutto quello che succede mi fa sentire un’intrusa, mi sento tradita dallo Stato italiano», ha amaramente commentato Nicoleta. La Romania, paese candidato ad entrare nei prossimi anni nell’Ue, regola l’ingresso dei propri cittadini nel nostro paese con un trattato che prevede la possibilità di entrata in Italia se in possesso di precisi requisiti di reddito; requisiti che le due ragazze non sono in grado di sostenere in quanto studentesse e prive di un lavor
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