Daria Bignardi racconta il suo ultimo romanzo

La scrittrice sarà presente alla serata Aspettando Glocal martedì 11 novembre per presentare L’amore che ti meriti, l’ultima fatica letteraria edito da Mondadori

Due donne (Alma e Antonia), una città (Ferrara) e un mistero sono gli ingredienti del nuovo romanzo di Daria Bignardi L’amore che ti meriti (Edizioni Mondadori). La storia ripercorre le vicende di una  famiglia inconsapevolmente felice, che sarà distrutta dalla scomparsa del figlio Maio. Solo quando la figlia Antonia è incinta, Alma le rivela il segreto scatenando nella giovane donna la volontà di indagare e scoprire la verità.

L’amore che ti meriti è la storia di una famiglia “normale”, che non sa di essere felice (lo capirà solo quando non lo sarà più) distrutta da un tragico evento. La felicità è in qualche modo sempre inconsapevole?
«Credo di sì, soprattutto quando si é molto giovani, quando non si ha ancora vissuto una perdita irreparabile. Alma e Maio danno per scontata la loro felicità fino a che non la perdono. Succede anche con le persone».


Il romanzo è ambientato alla fine degli anni Settanta, un momento storico dialettico: da una parte la cultura punk cupa e ribelle, dall’altra quella della moda paninara più frivola e superficiale. Come mai questa scelta?

«Per diversi motivi: volevo che ci fossero un piano temporale presente e uno ambientato in un passato non ancora remoto ma non troppo prossimo. E poi certe suggestioni punk hanno molto a che fare col carattere di una delle protagoniste, Alma: impaziente, drastica e manipolatrice». 


La provincia italiana fa da sfondo alla storia. Una provincia con carattere, ricca di suggestioni e storia. Quanto è importante la provincia in questa storia e nella storia italiana?

«In questa storia moltissimo e penso anche nella storia italiana. Siamo quasi tutti provinciali, anche se abbiamo viaggiato o ci siamo trasferiti: é una condizione dell’anima. La provincia può proteggere o soffocare, a seconda del nostro carattere». 

Ferrara è la terza protagonista del romanzo, capace di nascondere molto bene il segreto sulla scomparsa di Maio, assomiglia più ad Alma o ad Antonia? 
«Ferrara é più simile ad Alma, misteriosa e chiusa ma anche elegante e  piena di fascino, fuori dal tempo. Un luogo immobile e silenzioso». 


L’amore che ti meriti è un romanzo sulla verità. Verità celata e verità cercata. Quanto coraggio ci vuole a nascondere la verità e quanto a cercarla con ostinazione come fa Antonia?

«Credo che nasconderla sia la cosa più difficile. A volte lo si fa per paura, ma può succedere anche il contrario, di dover avere il coraggio di non condividere un segreto». 


Alma non cercherà mai la verità, al contrario di sua figlia, e preferisce la fuga. Teme di non essere pronta alla verità? La verità può essere insopportabile?

«Per Alma il senso di colpa, e la paura che anche la sua nuova famiglia possa disintegrarsi come quella d’origine, é il sentimento predominante. Un sentimento cosī forte da essere diventato una specie di sua grande forza». 


Antonia trova nel suo viaggio anche cose che non sta cercando, cose che non poteva neanche immaginare. Comincia un’avventura senza sapere come andrà a finire, spinta da qualcosa di irresistibile al quale non riesce a contrastare. Fa una scelta istintiva che l’aiuterà a risolvere il mistero: quanto “istinto” serve nella vita?

«Eh quel che chiamiamo istinto é qualcosa di misterioso, forse una capacità di contatto più profondo con noi stessi e con gli altri».  


Il titolo del libro è molto bello e molto forte. L’amore si merita davvero o come diceva Milan Kundera “ non c’è merito in amore, quello vero è quello gratuito”? 

«Tutti  i personaggi di questa storia hanno una diversa relazione con l’amore che sanno o non sanno dare e sanno o non sanno ricevere. Non ho ancora capito se l’amore sia qualcosa che si merita o no,  ma immagino che   sarebbe più romantico se  fosse gratuito e magari anche insensato». 

Daria Bignardi sarà presente a Varese martedì 11 novembre nella serata di Aspettando Glocal, intervistata da Marco Giovannelli.

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Pubblicato il 08 Novembre 2014
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