Cinquant’anni di violenza a moglie e figlia, condannato
Dopo decenni di soprusi l'uomo, ex-custode giudiziario del tribunale, ha cercato di buttare la moglie giù dal balcone e lei ha denunciato tutto. Durante il processo è emerso un passato di paura e orrore
Per oltre 50 anni aveva terrorizzato la moglie e la figlia e nessuna delle due aveva mai avuto il coraggio di denunciarlo, poi un giorno lui, accecato da una gelosia senza motivo, ha cercato di buttare la moglie giù dal balcone e lei ha deciso di mettere fine ai soprusi presentandosi davanti alle Forze dell’Ordine per denunciare tutto.
Ieri, venerdì, il giudice del tribunale di Busto Arsizio Sara Cipolla ha emesso la sentenza di condanna a due anni di reclusione (pena sospesa) nei confronti di Pietro Pozzi, ormai ultraottantenne ed ex-custode giudiziario dello stesso tribunale che lo ha condannato, ormai da molti anni in pensione.
Pozzi è stato condannato anche a pagare un risarcimento di 25 mila euro alla moglie che si è costituita parte civile nel procedimento, difesa dall’avvocato Luca Abbiati. Una cifra che non potrà mai chiudere i conti con un passato fatto di botte e minacce che si sono susseguite durante tutta la vita passata sotto lo stesso tetto.
Durante il processo sono emersi episodi agghiaccianti di violenza e di soporaffazione. L’uomo faceva sedere la donna su una sedia e la picchiava con forza, usava le armi che deteneva legalmente in casa per minacciare sia lei che la figlia. Le testimonianze delle due donne in aula hanno dipinto un quadro di orrore e soggezione. La figlia, inoltre, aveva anche scoperto di avere una sorellastra, nata da una relazione extraconiugale con un’altra donna.
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