Luce e telefono intestati a sconosciuti, a processo per truffa
Una donna dovrà rispondere anche di “sostituzione di persona”. Fra i beffati per bollette fantasma anche l’ex marito
Se non fosse che siamo nell’era del digitale, dove persino se vai a comprare il pane rischi di lasci tracce informatiche, la truffa contestata sarebbe quasi riuscita.
Peccato che qualcuno che si è visto recapitare a casa botte di 500 euro di luce, o 300 euro di telefono per contratti mai accesi abbia preso la saggia decisione di denunciare, così da interrompere quella scia di bollette fasulle.
Perché la mente di quella che per l’accusa è una truffa bella e buona – oltre al reato di “sostituzione di persona” – è una donna residente a Ferrera di Varese al momento dei fatti contestati, circa sei anni fa.
Siamo in un piccolissimo paese della Valcuvia e la donna si era inventata l’accensione di forniture elettriche e telefoniche che venivano allacciate alla sua utenza, intestandole però a persone ignare e in parte sconosciute, molti delle quali sono state sentite oggi in Tribunale a Varese.
Uno dei truffati arrivava da Milano, in treno: «Mai avuto casa a Ferrera». Un altro, bresciano, non sapeva neppure dove fosse il paese. Una terza persona sentita è di Piacenza.
Tutti gabbati, secondo l’accusa, da una residente del paesino che accendeva le utenze, senza però sborsare un euro: il conto lo avrebbero dovuto pagare gli ignari intestatari.
Un giro che, secondo i carabinieri di Cuvio che a suo tempo indagarono sulla questione, si aggirerebbe attorno ai 7 mila euro.
Durante la perquisizione domiciliare all’imputata vennero state trovare fatture e bollette riconducibili a questo magheggio.
La decisione della corte è attesa per il prossimo dicembre.
Una nota di colore: sembra che fra i truffati, uno dei primi nomi che l’imputata avrebbe fatto per intestare le finte bollette fosse quello dell’ex marito: se così fosse (ma dobbiamo presumere l’innocenza) oltre al danno ci sarebbe anche la beffa.
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