Paolo Selmi

  • Vive a Besnate VA

I miei commenti (7)

  1. Un vecchio adagio ci ricorda di cosa sono lastricate le buone intenzioni. Andando a leggere la dichiarazione (grazie per il link) l’incipit è già un programma: “Americans deserve an economy…” (Gli americani si meritano un’economia che… etc)
    Gli americani, “america first”: a Napoli possono chiudere, a Castel S. Giovanni possono continuare a schiattare, in Bangladesh possono continuare a lavorare i bambini schiavi, a Shenzhen possono continuare a sputare dai polmoni giallo canarino e blu cobalto a comando.
    Premesso quindi che quanto sotto vale per il popolo eletto, si ribadisce subito sotto, a scanso di equivoci, il credo del libero mercato (“We believe the free-market system is the bestmeans of generating good jobs, a strong and sustainable economy, innovation, a healthy environment and economic opportunity for all.”, Noi crediamo che il sistema di libero mercato è il mezzo migliore per generare buoni lavori (una volta che si sono spostati i cattivi in Bangladesh o a Castel S. Giovanni), un’economia forte e sostenibile (tra una guerra, commerciale o vera, e l’altra per “incentivare la domanda”) , a healthy enviroment (Parigi a 42.6 gradi a luglio, Groenlandia e tutti i ghiacciai sotto i 3500 m ringraziano) e opportunità economiche per tutti (gli americani, forse, quelli che… “work hard”, e relative borghesie compradore nel resto del mondo).
    Il resto, è paternalismo in salsa confuciana (Xi va di moda anche se non lo ammettono?): per un’etica protestante basata sulla predestinazione (sovranismo puro a stelle e strisce) è già qualcosa.
    Cordialmente,
    Paolo Selmi

    in Basta con il primato degli azionisti, la svolta epocale delle multinazionali americane

    21 Agosto 2019 @ 8:08
  2. Essere intellettualmente onesti è, forse, il primo requisito per far bene il proprio lavoro. Questa maestra è intellettualmente onesta: a lei, a tutti i docenti come lei, la mia ammirazione e il mio ringraziamento come padre di una bimba in età scolare. Lo stesso non posso dire di quel “circo e ‘piani alti'” che li pigliano, che ci pigliano, genitori e alunni, in giro.

    Per la redazione di varesenews: ottimo l’abbinamento di questo contributo alla lettera di una madre (https://www.varesenews.it/2020/05/limiti-della-dad-la-perdita-sperimentata-dai-bambini/928655/).

    in La didattica a distanza è una contraddizione in termini

    16 Maggio 2020 @ 16:28
  3. Caro Lorenzo,

    Non ho letto il libro. Anche se appare, dalle tue parole, il classico pippone accademico giustificato da una superficiale e accademica disquisizione, il tutto condito da altrettanto accademica vis polemica.

    Peraltro non capisco sinceramente, se di polemica sui numeri (o sugli itinerari) si tratta, quale sia il problema. Il sito ufficiale dello Yad Vashem è abbastanza chiaro nel merito. Non sono eventuali “record” ad averne fatto meritare l’iscrizione:

    “Gerusalemme, 23 Settembre 2013

    Gino Bartali

    Yad Vashem ha riconosciuto Gino Bartali come Giusto tra le Nazioni; tale riconoscimento giunge postumo.

    Bartali fu un campione di ciclismo (vinse tre Giri d’Italia e due Tour de France) ed una figura pubblica molto amata; durante l’occupazione nazista dell’Italia (iniziata nel settembre 1943) lui , devoto cattolico, fece parte di una organizzazione per il salvataggio di Ebrei organizzata dal Rabbino Nathan Cassuto e dall’Arcivescovo di Firenze cardinale Elia Angelo della Costa (che era già stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni). Questa rete ebraico-cristiana nata in seguito all’occupazione Tedesca e all’inizio della deportazione degli Ebrei, salvò centinaia di Ebrei Italiani ed Ebrei rifugiati giunti da territori che erano stati posti sotto il controllo italiano, soprattutto dalla Francia e dalla Jugoslavia.

    Gino Bartali nell’organizzazione aveva il ruolo del corriere, nascondendo documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli tra una città e l’altra, mentre si allenava.

    Consapevole di rischiare la vita per salvare Ebrei, Bartali consegnò documenti falsi a molte persone, tra cui il Rabbino Cassuto.

    Una cerimonia sarà tenuta in Italia in data da determinarsi.”

    https://www.yadvashem.org/education/other-languages/italian/about-righteous/bartali.html

    Nessun “miracolo” addotto a nessuna “causa di beatificazione”, se non il miracolo (senza virgolette!) di uno fra quegli italiani che dissero no: uno di quelli peraltro portati su palmo di mano dal regime che, come appare sul sito, si permette NEL 1941 (ripeto, NEL 1941, non dopo l’Otto settembre, ma in pieno dominio fascista e rafforzato controllo sociale dovuto alla guerra in corso) di autografare con dedica la propria foto proprio a quel Giorgio Goldenberg che ospita nel suo seminterrato (la foto appare nel sito sopra citato). O è un falso anche questo?

    Uno potrebbe poi disquisire, all’infinito certo, sul fatto che certi libri escano fuori adesso così come certe iscrizioni escano nel 2013 postume, e andremmo avanti all’infinito a parlare di uso strumentale della storia, di Sabra e Chatila, fino a finire a chissà dove… e potrebbe anche avere un senso, peraltro. Ma cosa centra Ginettaccio con tutto questo? Vogliamo rendere omaggio e onore a un uomo che nella vita non fu solo un atleta, non solo un’icona, ma un uomo con la U maiuscola, un “uomo” come lo intenderebbe Sciascia nella sua personale classificazione del variegato consesso sociale formato ora da uomini, ora da mezzi uomini, ora da ominicchi, ora da ruffiani, ora da quaqquaraquà? Lui come tanti altri che la storia dimentica, e per cui basterebbe leggere qualche pagina delle Lettere dei condannati a morte della Resistenza per trovarne traccia… ma si fa sempre meno?

    Grazie della recensione e un caro saluto.
    Paolo Selmi

    in La memoria di Gino Bartali “giusto tra le nazioni” va rispettata, altro che storia inventata

    28 Gennaio 2021 @ 8:26
  4. Per quanto riguarda Besnate riporto quanto pubblicato dal sindaco sulla sua pagina FB:
    “Abbiamo dato la disponibilità all’ATS della Palestra Comunale per procedere al piano di vaccinazione.
    L’ATS ne valuterà l’utilizzo.
    A Besnate abbiamo 26 persone positive.
    Dall’inizio della pandemia da febbraio dello scorso anno abbiamo avuto sul nostro territorio 355 cittadini guariti e 9 deceduti.
    Assistiamo nelle ultime due settimane ad un trend in aumento dei casi.
    Raccomandiamo massima responsabilità e il rispetto delle regole di precauzione anti contagio.
    Fino a quando il Piano Vaccinale non prenderà quota e’ l’unico modo per fronteggiare la pandemia.”

    in Si alza l’attenzione per il contagio nella zona intorno a Malpensa

    6 Marzo 2021 @ 21:35
  5. Non c’è una sola causa, ma la causa maggiore ha un nome solo: SPECULAZIONE. Parlo di quello che è il mio lavoro da vent’anni. Fino a un anno fa, anche solo 50 dollari in più su un prezzo di nolo marittimo da Shanghai a Genova faceva la differenza fra portare a casa un lavoro o no. “I margini sono stretti, dopo non ci rimane abbastanza utile, eccetera eccetera”.
    Ebbene, dall’anno scorso a oggi un 40’HQ, da poco più di duemila dollari per la tratta sopra menzionata è arrivato a costare cinque volte di più! E il prezzo è destinato a risalire in questi mesi detti di “peak season”. Le compagnie marittime hanno fatto cartello tra loro e aumentano i noli di 400-500 dollari a TEU (l’equivalente di un 20′) ogni quindicina! Il petrolio, per la cronaca, non è quintuplicato, né tantomeno quella specie di naftone, scarto degli scarti di lavorazione, che alimenta le eliche di quelle navi portacontenitori…
    Ma vi è di più. Oltre ad aumentare il prezzo occorre completare il lavoro. Quindi, ridurre drasticamente l’offerta. Ieri ha riaperto il porto di Yantian dopo una settimana di quarantena (… ma va? C’è ancora il COVID in Cina???). Yantian è attaccato a Shenzhen, nel Guandong (sopra Hong Kong). Li operano TRE porti internazionali: Yantian, Shenzhen, Shekou. Perché uno non basta a buttar fuori merce per un Paese che ogni mese fa più di 100 miliardi di dollari di surplus commerciale con l’estero.
    Ebbene, fuori dal porto di Yantian ci sono attualmente 23.000 container parcheggiati in mezzo alla strada, nei depositi veri e in quelli improvvisati, in attesa di entrare. Perché il porto è intasato al 96% della propria capacità.
    Cosa fanno le compagnie in questa situazione? Omettono il porto di Yantian… Si chiama “blank sailing”, sempre nel gergo di lorsignori. Tradotto in italiano, si chiama SPECULAZIONE.
    Speculazione contro cui non ha detto “ba” nessuna autorità internazionale, giusto per dire cosa valgono i profeti della “mano invisibile” e del “libero mercato” alla prova dei fatti, e le autorità di regolamentazione, dal WTO all’IMO, ma anche nessuna autorità nazionale, fosse anche solo la Commissione Europea (almeno per esempio con le “sue” Maersk o CMA CGM) o i “compagni” cinesi (con la COSCO di loro proprietà).
    E allora a pensar male si fa peccato, ma non si può non concludere che siamo in corso all’ennesima ristrutturazione capitalistica, di questo turbocapitalismo globalizzato in grado di quintuplicare un costo che fino a qualche anno prima era un tabù che per 50 dollari ti faceva perdere un lavoro, e se fa questo nel piccolo di un nolo marittimo, figurarsi nel resto. Una ristrutturazione in cui, come nelle tappe di montagna, pian piano chi non ce la farà più si staccherà, e o sarà lasciato morire, o sarà pappato a prezzi di saldo (o di asta fallimentare) dai pescicani che invece faranno affari d’oro. E i cui costi, come termina l’editorialista, ci cadranno sul gobbo non solo in termini di “aumento dei prezzi di vendita”, ma PRIMA ANCORA in termini occupazionali.
    E tutto questo perché c’è chi, da oltre un anno, a livello mondiale sta agendo totalmente indisturbato in quella che non è un “tempesta perfetta”, e neppure un “mercato impazzito”, ma un’azione pianificata e razionale. Sciacallaggio legalizzato.
    Paolo Selmi

    in Difficili da trovare e con prezzi alle stelle, il mercato impazzito delle materie prime

    1 Giugno 2021 @ 8:31
  6. Grazie a Lei, Michele. Mi permetta solo queste osservazioni, per quello che possono valere.
    “In the long run we are all dead”, scriveva nel 1923 un giovane John Maynard Keynes. “Ogni limite”, come invece diceva a mo’ di intercalare un non più giovane Totò, “ha una pazienza”. Zamagni l’ho seguito personalmente nel 1999, in un corso di “Economia e cooperazione allo sviluppo”, organizzato a suo tempo dall’Università degli Studi di Ancona e dal Centro Volontari Marchigiani: già allora diceva che ci voleva pazienza, che erano processi lunghi, che per lo sviluppo economico dei PVS la strada intrapresa era comunque quella giusta, ma che ci volevano alcuni correttivi, ecc. Da allora sembrano passati secoli, il mondo è cambiato almeno due volte (in peggio), ma certe persone continuano a lanciare “piccolissime spie” (peraltro, l’interpretazione “sovranistica” di quella appena citata è del tutto palese, pertanto faccio fatica, io che non faccio parte del “popolo eletto” e lavoro in catena a Castel S. Giovanni, a gioire del fatto che al mio collega di Amazon sono state promesse “interessanti prospettive per il futuro”, direbbe Pozzetto).

    Comunque, come cantava qualcun altro di quel fantastico gruppo di allora “E sempre alegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re”. Allegri, quindi.

    Peccato che è il pianeta, ormai, a non farsene più nulla di queste “piccolissime spie”:
    “Quello che ci dicono i carotaggi fatti sui ghiacci di Groenlandia e Antartico – spiega ancora il glaciologo – è che nell’ultimo secolo l’aumento della CO2 nell’atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800.000 anni. E la responsabilità non può che essere dell’uomo”. “Dalla metà degli anni Ottanta, le temperature vanno solo in salita – prosegue Colucci, che è membro del Comitato glaciologico italiano -. Fino ad allora, anche sotto i 3.000 metri, d’estate rimaneva sempre un po’ di neve sopra il ghiaccio, che lo preservava e creava la riserva necessaria per formarne di nuovo. Ma oggi, osserviamo spesso la quasi completa asportazione del manto nevoso in estate. Il ghiaccio rimane esposto al sole e si fonde. Se prendiamo la media delle temperature degli ultimi 15 anni, questa non è compatibile con l’esistenza di ghiacciai sotto i 3.500 metri”. Secondo Colucci, se non si ferma il riscaldamento globale, nel giro di pochi decenni decenni potrebbero ridursi drasticamente, fino quasi a scomparire, i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali. Rimarrebbero solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte. Il fenomeno della fusione dei ghiacci non riguarda solo le Alpi, ma tutte le catene montuose del mondo, dalle Ande all’Himalaya, i due poli e le steppe artiche. “Paesi come Perù, Cile e India contano sui ghiacciai montani per l’approvvigionamento idrico, e potrebbero avere problemi – conclude Colucci -. La sparizione dei ghiacci polari potrebbe sommergere isole e località costiere. Ai tassi attuali di fusione, la sola Groenlandia contribuirà ad un aumento di livello marino tra 5 e 30 cm, senza considerare tutte le altre fonti. E lo scongelamento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l’effetto maggiore”.
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/08/05/-ghiacciai-delle-alpi-dimezzati-negli-ultimi-100-anni-_33b84875-3a74-437f-abb9-28c06c9c9b09.html

    “In the SHORT run we are all dead”, “alegri”, e con pazienza…

    Un caro saluto.
    Paolo Selmi

    in Basta con il primato degli azionisti, la svolta epocale delle multinazionali americane

    22 Agosto 2019 @ 8:11

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