Un affare offshore dietro il rapimento del broker
Arrestati due sequestratori. Da chiarire il sequestro di una banca offshore. La vittima: "Volevano sapere di chi era quella banca"
C’era qualcuno che voleva riavere i suoi soldi, ma non poteva chiederli per vie legali. E’ la storia che sta dietro al rapimento di Riccardo Cornacchia, il broker varesino sequestrato ieri mattina in pieno centro, via Donizetti, e liberato in serata dopo una giornata convulsa e uno scambio di denaro. La squadra mobile ha arrestato due sequestratori, Riccardo Giorgi, 41 anni di Ancona e Massimo Ciriello, 37 anni della stessa zona. Hanno diversi precedenti e alle spalle anche un arresto per reati di stampo mafioso. Hanno agito con due complici, latitanti. I soldi del riscatto, sono stati recuperati. Il mandante sarebbe uno straniero, che aveva investito dei soldi in una banca on line delle isole Comore, finita in un travagliato affare gestito dal broker varesino.
L’uomo è stato prelevato ieri mattina alle otto. Due uomini suonano in via Donizetti: «Siamo carabinieri, dobbiamo consegnare un atto» dicono. Il broker scende con i figli, capisce che non sono veri carabinieri, rimanda i bimbi in casa e viene portato via. La dinamica è strana, i rapitori lasciano che Cornacchia chiami il socio e avvisi la famiglia, a quanto pare li rassicurano che non sarà loro torto un capello, e che l’obiettivo è saperne qualcosa di più di un certo affare. In mattinata la polizia è già in azione. I rapitori chiedono 50mila euro al socio. Gli danno appuntamento alle 17 e 30 nel parcheggio dell’aeroporto di Agno, Lugano, dove tutto avviene sotto gli occhi della polizia svizzera che spia l’incontro senza farsi vedere. Nel frattempo, Cornacchia viene “interrogato” in un appartamento di Gravedona, sul lago di Como, dove viene sorvegliato da due uomini con una pistola.
Secondo gli inquirenti, tutto ruota attorno ad un affare. Cornacchia è un operatore finanziario con esperienza in Usa e Svizzera. Nel 2006, la sua società, Simis s.a. di Lugano (una fiduciaria), viene chiusa dalle autorità elvetiche, perché accusata di aver esercitato di fatto attività bancaria senza averne l’autorizzazione. In particolare, Simis si è occupata di gestire il passaggio di proprietà della “International credit bank”, una banca con sede nelle Isole Comore. Cornacchia sostiene di aver fatto solo le attività di back office (non creditizie), ma il broker finisce sotto processo (i suoi avvocati sostengono che la vicenda sarà chiarità e che
Il mandante del rapimento sarebbe dunque un misterioso straniero che evidentemente non può andare dalle autorità svizzere di persona, ma su questo aspetto le indagini sono ancora in corso. Il credito sarebbe di 2 milioni di euro (ma non vi sono documenti). E’ lo stesso Riccardo Cornacchia a spiegare la sua versione dei fatti in una nota alla stampa: «Il motivo del sequestro – scrive – era per avere notizie riguardanti la banca offshore e in particolare i suoi reali proprietari, in quanto il loro mandante aveva fatto investimenti nella stessa».
La vicenda ha il suo epilogo in serata. Dopo aver preso i soldi dal socio del broker, i due arrestati chiedono altri soldi, poi vanno verso Como. A Brogeda, la squadra mobile li ferma: hanno nascosto i soldi nei calzini. Nel navigatore satellitare dell’auto hanno impostato la via di Gravedona dove è nascosto il sequestrato. Sotto i sedili, fatto a pezzettini, un contratto d’affitto di quella casa. Arrivano al nascondiglio, ma i complici sono già scappati perché hanno capito che gli altri sono stati fermati. Un’auto lascia Cornacchia alle
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