“Andreotti? Le sue parole si commentano da sole. Ma ben venga la chiarezza”

Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, l'avvocato assassinato nel 1979, ospite alla premiazione degli studenti diplomatisi con "100" nelle scuole superiori bustocche ha rammentato a tutti 'importanza della libertà e delle scelte che la rendono possibile

«Andreotti? Le sue parole si commentano da sole. Ma ben venga la chiarezza». L’avvocato Umberto Ambrosoli (nella foto con il sindaco Farioli) è figlio di Giorgio, anch’egli avvocato, e ucciso da mafiosi nel 1979, a Milano, proprio a causa della sua professione. Giorgio Ambrosoli era il liquidatore della Banca privata finanziaria di Michele Sindona, il potente banchiere siciliano. Non cedette a pressioni e minacce e fu ucciso da un killer fatto venire dagli Stati Uniti, poi morto di morte violenta a sua volta, anni dopo. Si chiamava William J. Aricò, detto «Billy lo sterminatore». Gli avevano dato 25 mila dollari in contanti più un bonifico di altri 90 mila su un conto in Svizzera. Il mandante era proprio Michele Sindona, poi condannato all’ergastolo e morto nel carcere di Voghera per un caffé al cianuro. Al momento dell’assassinio Giorgio Ambrosoli aveva 46 anni: suo figlio Umberto, otto.
Oggi il 39enne Umberto Ambrosoli era "in cattedra" a Palazo Gilardoni, il municipio di Busto Arsizio, di fronte a una platea di studenti diplomatisi con il massimo dei voti dagli istituti superiori cittadini, di dirigenti scolastici e amministratori locali, per l’iniziativa "Cento di questi giorni" che dà pubblico riconoscimento agli studenti più meritevoli.
«Nella paternità» diceva «conta soprattuto l’esempio. E io un esempio ce l’ho: quello di mio padre», ricca di insegnamenti anche per questi ragazzi "maturi" e pieni di nozioni e capacità . «Quella di mio padre non è la storia di un eroe, ma quella di un uomo. Uno che scelse come essere uomo, marito, padre, professionista, cittadino: scelse che Paese costruire». Anche lui, un giorno, era stato un brillante neodiplomato, prima di diventare avvocato e, suo malgrado, l’"eroe borghese". «Nel momento in cui si ponevano scelte drammatiche ha saputo essere libero, responsabile, consapevole. Perchè la libertà segna la differenza rispetto agli altri, non nella competizione, ma nella costruzione di una società». Non si è sottratto Ambrosoli padre, sapendo che il prezzo da pagare sarebbe stato alto. Come lo sapeva un altro avvocato: di Torino stavolta: si chiamava Fulvio Croce, a ucciderlo furono le Brigate Rosse. Anche lui non si era sottratto, nonostante le minacce, accettando la difesa d’ufficio dei terroristi, contro la loro volontà, per consentire lo svolgimento di un importante processo. Ed è Croce che, quasi a sorpresa, Ambrosoli junior ricorda agli studenti, a nome della categoria dei legali. Ed è bello, come quando in un canto del Paradiso il sommo Dante fa lodare i francescani da San Domenico e i domenicani da San Francesco.
Storie così: Fulvio Croce come Libero Grassi, che Ambrosoli cita: «come certi docenti di economia, uccisi per le loro teorie, come certi giornalisti e pubblici amministratori, ufficiali di sicurezza, operai». Vittime della violenza eversiva, delle mafie o del terrorismo di tutte le matrici ideologiche. «Esempi di libertà», consapevoli che agire in un certo modo voleva dire rischiare la vita.

La lezione di Ambrosoli ai ragazzi parla di senso critico e preparazione come prerequisiti alla piena e attiva cittadinanza, di impegno e volontà come controcanti della rassegnazione e dello sconforto. Una scintilla, diceva, da tenere accesa «anche per chi invece ha rinunciato alla propria libertà».
Il suo discorso resta fermo e pacato anche quando, a occasione pubblica conclusa e dopo le firme alle numerose copie del suo libro "Qualunque cosa succeda", raccogliamo qualche suo parere. Le parole di Andreotti ("Ambrosoli se l’andava cercando") hanno destato, più che scandalo, disgusto per il loro cinismo. Si commentano da sole, la posizione di Umberto Ambrosoli: «Ma ben venga un momento di chiarezza. Una frase così suscita una riflessione profonda su cosa si intenda per agire nell’interesse della comunità. Dobbiamo concludere che il bene collettivo è subordinato a quello personale?» Sembrerebbe una verità eterna e lapalissiana, ma Ambrosoli junior, generoso, lo nega, sottolineando che gli episodi negativi col loro clamore mettono in ombra sulle qualità positive di tanti.
Quello di suo padre non fu un’episodio spartiacque e simbolico anche dell’insediamento mafioso al Nord? «Allora i rapporti di Sindona con Cosa Nostra non erano chiari, e non emergevano dalla carte di mio padre». Oggi, alla luce delle operazioni antimafia, la Lombardia è una regione mafiosa al pari del Sud. «Non ne sarà "la" capitale Milano, ma certo è una piazza importante. Del resto, già nel 1979 non era una novità assoluta: i sequestri di persona e il riciclaggio di denaro erano già avviati». Solo trent’anni dopo, però, si è cominciato ad aprire sul serio gli occhi alla società lombarda nel suo complesso, o così sembra. Cosa si può fare? Fare di ognuno una sentinella, un muro di una linea del Piave immaginaria. «A ogni cittadino è data la possibilità di scegliere» ricorda Umberto Ambrosoli. «La possibilità di non scendere a compromessi: dalla politica che non deve accettare certi contatti ai sindacati che devono denunciare certe cooperative, dai professionisti ai commercianti, dai lavoratori ai consumatori sono le scelte che determinano  che tip di cittadini saremo, di ce Paese: e tutti possono fare scelte di libertà».
Ambrosoli figlio è avvocato penalista. Quando chiediamo se gli è mai capitato di difendere accusati di reati di mafia, risponde di sì. «Ho difeso un vicequestore accusato di concorso esterno, in sostanza di aver favorito un clan. Fu assolto». Non ha provato un brivido, un tumulto interiore? Pacato, risponde: «Alla fine, si ha sempre a che fare con uomini». Perchè "la mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine". Non lo scriviamo noi, lo diceva un certo Giovanni Falcone.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2010
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