Se gli adulti non ascoltano i bambini succedono guai grossi

La città dei bambini compie 20 anni e si festeggia in tutto il mondo, da Fano nelle Marche a Siviglia e nel Sudamerica. Un progetto internazionale del cnr ideato, creato ed elaborato da Francesco Tonucci, psicologo “illuminato” da don Milani e amico-allievo di Gianni Rodari

La città dei bambini compie 20 anni e si festeggia in tutto il mondo, da Fano nelle Marche a Siviglia e nel Sudamerica. Un progetto www.lacittadeibambini.org internazionale del cnr ideato, creato ed elaborato da Francesco Tonucci, psicologo “illuminato” da don Milani e amico-allievo di Gianni Rodari. E proprio Tonucci ha conosciuto la realtà varesina, in particolare quella di Malnate quando Samuele Astuti e il suo team gli hanno chiesto consigli e collaborazione per il progetto “Malnate 2020” della campagna elettorale. E ora il “padre” della città dei bambini guarda a Malnate con interesse, ritenendola un laboratorio culturale nel Nord Italia. E Varesenews ha incontrato Tonucci nella sua casa di Pontremoli, dove ha ideato e scritto i suoi principali lavori. Un luogo affascinante dove, piccolo e raccolto, dove il cielo sembra sia a portata di mano. Dove si sentono i profumi di un tempo e si trovano i giusti equilibri per riflettere.
Tonucci, perché è importante la città dei bambini?
«Vi risponderò come mi disse un ragazzino durante un incontro. Perché se gli adulti non ascoltano i bambini succedono guai grossi. Dobbiamo restituire lo spazio ai bambini perché vivano le città, affinché non siano ghettizzati. Se i bambini vivono fuori di casa, frequentando parchi, le strade, andando anche soli a scuola o dal prestinaio vuol dire che è una città sicura, che non gli accadrà niente di male e loro possono girare in sicurezza».
Di questi tempi, la prenderanno per matto?
«Bisogna distinguere, anche io sono portato istintivamente alla protezione. Ho delle nipotine che detto così non lascerei un attimo sole. Ma proprio per questo dobbiamo avere la forza e il coraggio di lavorare per una città che abbia tempi e modi per i bambini. Dobbiamo fidarci di ciò che ci dicono, ascoltarli. Hanno esigenze che non sono quelle dei genitori. Banalmente pensate che a un bambino servano i parcheggi per le auto o che preferisca camminare e parlare con i suoi amici mentre va scuola?»
Il messaggio è quello di lasciar sperimentare?
«I bambini devono avere spazi per poter provare, giocare, sperimentare e sbagliare. Devono fare esperienze costruttive per la loro persona, affrontando anche delle difficoltà. Dobbiamo aver fiducia perché è il gioco il percorso formativo delle persone di domani che se non sono responsabilizzati da piccoli da grandi avranno dei seri problemi».
Cosa è successo in questi 20 anni di progetto “La città dei bambini”?
«Più di dieci città argentine e di paesi dell’America Latina si sono aggiunti alla Rete che conta ormai più di settanta città fra quelle della Provincia di Santa Fe, argentine ( fra le quali Buenos Aires e Cordoba) e di Uruguay, Chile, Colombia. In questi due giorni e mezzo, con la partecipazione di una quarantina di città e un centinaio di persone, ci siamo incontrati nella casa di Governo di Santa Fe, ricevuti dal Governatore Binner, abbiamo poi confrontato le esperienze delle città e abbiamo affrontato come tema e impegno per il prossimo anno quello dell’autonomia di movimento dei bambini con la proposta “A scuola ci andiamo da soli”. Questo per dire che il progetto continua ad interessare i sindaci di molte città e la rete a crescere, avendo ormai superato le 200 città fra quelle italiane, spagnole e sudamericane. Ovviamente questo non significa autonomamente che 200 città siano cambiate diventando città rispettose dei diritti e delle necessità dei bambini, ma significa certamente che più di 200 città si stanno confrontando con questi problemi che mettono in crisi le tradizionali scelte e priorità della politica amministrativa. Mentre stiamo compiendo 20 anni di esperienza penso che possiamo essere soddisfatti ma che dobbiamo continuare ad essere inquieti e rigorosi nel chiedere alle città della rete una adesione sempre più coerente e compromessa».
Ci parla dell’amicizia con Gianni Rodari e quanto l’abbia influenzata nel suo lavoro?
«
Con Gianni Rodari è stato come un incontro naturale, fra persona che condividevano punti di riferimento e obiettivi anche se in settori e con strumenti diversi. Gianni ha scritto la bellissima poesia del “Signore maturo con una orecchia verde” che, fra l’atro dice che quella orecchia gli serve per “ascoltare i bambini quando dicono cose che agli adulti sembrano misteriose” e il mio primo libro di vignette si intitola “Con gli occhi del bambino”. Mi sembra chiaro come i due approcci siano coerenti e convergenti. Credo che questa sia la ragione che ci ha portato ad incontrarci molte volte, a condividere esperienze diverse e importanti, nelle quali il mio ruolo è stato sempre quello dell’allievo e quello di Gianni quello del maestro. Di questo ancora oggi gli sono enormemente grato».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 maggio 2011
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