Non chiamateli, semplicemente, LP

Giulio Odero pubblica con Zecchini Editore “Le copertine di 111 LP”: un viaggio tra i colori, i profumi e i suoni dei long playing

Odero Zecchini Editore

Ci siamo cascati tutti e tutti, prima o poi, abbiamo incassato qualche delusione. Il disco, visto dal fuori, è solo un’immagine: quella del grafico che l’ha ideata e quella di un immaginario al quale reagisce il proprio cervello. Una volta a casa scarti frettolosamente e opplà, il cd finisce nel lettore e la domanda è inevitabile: la copertina commenta, esalta o sminuisce quella musica? Giulio Odero se lo chiede ne libro “Le copertine di 111 LP” (riti e cerimonie tra colori, profumi e suoni dei long playing) edito da Zecchini Editore (pp. 125, prezzo di copertina euro 19).

Un divertissement che si muove tra leggi del mercato, prestazioni audiofile e un poco di sano, romantico, feticismo musicale conservato in alcune, imperdibili registrazioni, del passato: ”Ein Heldenleben” (Vita d’eroe) di Richard Strauss diretta da Herbert von Karajan, Yehudi Menuhin che incontra Otto Klemperer nei concerti per violino di Ludwig van Beethoven, Gina Bachauer che suona Brahms, Dimitri Mitropoulos che dirige Tchaikovsky, Dick Schory alla testa del suo ensemble di percussioni, Stokowski nelle Rapsodie di Liszt ed Enesco, Morton Gould che dirige Charles Ives. Chiunque si potrà dire soddisfatto, perché qui si va dalle indimenticabili incisioni di opere di Mozart alle musiche medievali e rinascimentali per flauto e alle “orchestre” di balalaike.

Se il disco somiglia ad un libro da sfogliare, la sua immagine di copertina è la vera introduzione: se piace quella, state pur certi che la registrazione scivolerà nelle vostre tasche. Perché per Onero, un tempo responsabile dell’archivio musicale al Teatro Carlo Felice di Genova, il disco non è semplicemente un pianeta di godimento interiore, ma anche un oggetto che nella sua metamorfosi creativa diviene soggetto capace di donare felicità. Esiste, allora, una relazione tra ciò che sta dentro (il disco) e ciò che vediamo da fuori?: sì, esiste, ed è bello scoprirla attraverso queste 111 copertine dove tutto si incontra (nel nome della bellezza) e, a volte, si scontra (nel nome del kitch).

Nel suo procedere a random, Odero dimostra una competenza enciclopedica ma anche una verve a volte ironica che rende la lettura quieta, distensiva e coinvolgente. Procedendo senza ordine, e con tutta la libertà offerta dalla scelta a-programmatica, l’autore rispolvera queste incisioni con rispetto e una invidiabile schiettezza fatta di critica costruttiva e analisi sociologica. E tante sono le “pillole di storia, costume, cultura, evoluzione del gusto”. Evoluzione sulla quale, forse, Arturo Benedetti Michelangeli avrebbe avuto qualcosa da ridire: la copertina del disco con pianoforte in plexiglass, dedicata alla sua interpretazione del Concerto in mi bemolle maggiore (con Rafael Kubelik) di Franz Liszt, non è certo un colpo da maestro. Niente di male: la genialità potrebbe fare a meno di una buona grafica, anche se il mercato ha spesso dimostrato il contrario.

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Pubblicato il 03 agosto 2015
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