I Pinguini del Lago, cacciatori di relitti e guardiani dei fondali

Un gruppo di amici affiatati si dà appuntamento sott’acqua per scoprire un mondo sommerso fatto di nanetti da giardino, fusoliere d’aereo e carcasse d’auto. “Il vero fascino è sapere cosa si nasconde dietro a questi oggetti”

I PInguini del Lago Maggiore

L’inventario comprende due Fiat 500 e una Renault 4 TL finite in acqua tra gli anni settanta e gli anni ottanta. E addirittura alla profondità di 40 metri una ruspa Fiat Allis, usata durante i lavori di sistemazione delle gallerie di Laveno Mombello. E poi ancora battelli affondati, vespe e lambrette, Fiat Topolino, e diversi nani da giardino.

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Tutto questo e molto altro c’è nelle riprese subacquee e nel materiale fotografico raccolto in anni di immersione dai “Pinguini”, un gruppo molto affiatato di amici che girano il Lago Maggiore per fare immersioni e cercare di soddisfare la curiosità nel ricostruire la storia di quegli oggetti finiti in fondo al lago chissà perché e come.

Molte auto sono carcasse frutto di incidenti stradali, manovre maldestre che hanno fatto volare veicolo e conducente nel Verbano, anche se molto spesso nel fondale si trovano macchine che qualcuno ha voluto far sparire.

«Una serie di punti d’immersione diversi tra loro dove puoi trovare di tutto, dalla fusoliera di un elicottero al relitto di un Cesna oppure si può passare da una parete in roccia calcarea al fondo melmoso sul quale è appoggiato il relitto di un battello. Tutti posti che hanno un bellissimo “panorama” e che invogliano noi subacquei a cercare quello che ormai si pensa sia andato perduto» racconta Silvano Barboni, 36 anni, di Porto Valtravaglia sub dal maggio del 2001, uno dei Pinguini.

«Pochi sono gli sport che ti regalano queste emozioni e allo stesso tempo ti permettono conoscere un po’ della nostra storia. Ma come accade per tutti gli sport “estremi” anche per la subacquea, nulla va lasciato al caso – spiega Silvano – . Le immersioni devono essere pianificate scrupolosamente senza tralasciare nessun dettaglio, bisogna stabilire il profilo dell’immersione e di conseguenza usare tutte le accortezze per rendere il “tuffo” il più sicuro possibile. Quindi i corsi di formazione, gli istruttori, gli esercizi per migliorare il modo d’immergersi, la tanta esperienza acquisita in tanti anni e soprattutto la testa sulle spalle fanno sì che ogni uscita sia sempre un momento di puro e sano divertimento, sia essa un’immersione a quote da principiante che a profondità abissale.
Nella nostra attività non ci deve essere competizione, le cosiddette “teste calde” non fanno per noi».

Conoscendo queste storie viene da chiedersi perché questo nome, i Pinguini. E difatti salta fuori l’aneddoto, che risale oramai a diversi anni fa.
«Quel giorno eravamo alle fornaci di Caldè, dove per raggiungere la spiaggia bisognava fare un bel pezzo a piedi con tutta l’attrezzatura sulle spalle – racconta Silvano – . Il peso delle bombole, il “sotto muta” invernale che si usa per coprirci dal freddo dell’acqua durante la stagione fredda ci limitavano molto nei movimenti e la nostra camminata era piuttosto ingessata. Aggiungiamo che una volta in acqua quasi tutti si lanciarono con un tuffo liberatorio. A quel punto un amico, che aveva rinunciato ad immergersi perché molto freddoloso, iniziò a dirci che sembravano dei pinguini e noi per salutarlo iniziammo a muovere le pinne mentre galleggiavamo sulla superficie fumosa dell’acqua.  Da quel giorno, a memoria di quel fatto, iniziammo a chiamarci così. Anzi per essere corretti ci chiamavamo gli Allegri Pinguini! Perché ridevamo sempre!».

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Il lago attira molti appassionati di subacquea che oramai conoscono i posti: l’immersione di Sasso Galletto offre un fondale degno di una cartolina (e dove sono presenti le carcasse di numerose auto e della ruspa); oppure quella delle Cinque arcate a Castelveccana un tempo punta Americana, ma poi ribattezzata Punta Granelli in ricordo della tragedia avvenuta nelle 1930 dove persero la vita i cugini Bruno Granelli e Pietro Marone: «Si tratta di un’immersione che attira gente anche da molto lontano perché considerata la più bella di tutto il lago. Subacquei di ogni età, con di più diversi tipi di brevetto affollano il parcheggio di fronte alla spiaggia con le loro automobili e invadono con ogni tipo di attrezzatura il punto d’immersione per poter vedere una magnifica parete in roccia calcarea che dai 15 metri sprofonda fino ad oltre 110 metri».

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Ma il fascino per ciò che gli abissi custodiscono porta questo gruppo di amici ad esplorare in contrazione i fondali, sempre alla ricerca di un perché: «Anche il telaio di una vecchia Vespa Piaggio può avere un suo fascino oppure una vecchia statuetta di un nanetto da giardino. Infatti dietro a tutto ciò ci sono sempre tante domande e tanta voglia di sapere il perché quegli oggetti siano lì. Ci spinge il voler conoscere i fatti, e sapere se alla fine del racconto ci sia un lieto fine o purtroppo come spesso accade vere e proprie tragedie che i più non conoscono».

Ecco alcuni dei componenti della squadra dei Pinguini: Stefano Velati, Donatella Michela de Simone, PierPaolo Bacherotti, Luca Di Natale, Ivan Rullo, Silvano Barboni (di questi ultimi due tutte le foto a corredo dell’articolo).

ALTRE FOTO E VIDEO SULLA PAGINA FACEBOOK DEI PINGUINI 

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2016
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