La rabbia delle tute arancioni: “In quest’aeroporto si muore”

Una concitata assemblea ha bloccato l'intero aeroporto tra le 12 e le 13 e 30. Il dolore dei compagni di lavoro e le denunce sulla sicurezza

Una lunga fila di giacche arancioni – i lavoratori della Sea – ha bloccato per un’ora e mezza Malpensa. Un’assemblea per scontrarsi, sfogarsi, riflettere, liberarsi dei cattivi umori, o almeno provarci. Il giorno dopo la morte di Dario Comerio i sentimenti sono contrastanti, la tensione è alta. Quell’operazione, sostituire una lampadina sul display delle piste, l’hanno fatta in molti; decine, centinaia di volte. Si avverte sconcerto, per non dire paura. Sul tavolo dei delegati parlano i sindacalisti: Rivolta e Brioschi della Cgil, Ciarcia e Cecchin della Cisl, Zocchi della Uil. Il Sulta-Cub contesta la politica degli accordi troppo morbida. Qualcuno applaude, altri dissentono. E’ quasi sempre così dopo un episodio drammatico. Ma il dato più preoccupante, al di là dei contrasti tra organizzazioni, sta in quello che i lavoratori raccontano del lavoro quotidiano in aeroporto. Alcuni esplodono di rabbia. Massimo, maglione verde, capelli raccolti da un codino, prende la parola e accusa: "Di quest’aeroporto si muore, le condizioni di sicurezza sono scarse". Prende la parola Aristide Scotto: "Abbassare il costo del lavoro porta a questi risultati. Questa é una morte annunciata". "Quante volte abbiamo sperato che non succedesse nulla, anche se sapevamo che c’erano dei rischi" dicono altri. Disorganizzazione, mezzi inadeguati, a volte fuori norma. Di questo discutono oggi i lavoratori. E sono parole che pesano come macigni. Perché scuotono dal profondo un’azienda che rappresenta l’Italia nel mondo e che sta mostrando delle lacune gravi. Fino ad arrivare alla morte di un dipendente. Una morte che andrà accertata, su cui non si possono esprimere giudizi, fino a che la magistratura non farà il suo lavoro fino in fondo. L’assemblea nella sala mensa del terminal 1, si divide su alcuni aspetti, ma è concorde nel dare un messaggio: ora i lavoratori hanno paura per la loro sicurezza. Staccare una spina a basso voltaggio, cambiare una lampadina é un compito di routine, assolutamente elementare. "Io l’ho fatto l’altro ieri" ripetono alcuni, operai manutentori, elettricisti. Hanno fatto lavori di routine fino a oggi e forse non sapevano di rischiare la vita. Ora lo sanno. E sotto accusa finiscono ancora una volta gli appalti. L’impianto elettrico dell’aeroporto é stato realizzato da una ditta esterna. I delegati spiegano che la corrente ha spesso sbalzi di tensione a seconda delle condizioni atmosferiche. La Cgil chiederà la revisione completa dell’impianto.

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Pubblicato il 06 Gennaio 2001
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