Chirurgia dell’Ondoli: più interventi e ora un aspetto rinnovato

Un reparto bello e accogliente, più attento alle esigenze dei pazienti, ma anche al numero, che aumenta, delle sue prestazioni

L’ospedale che cambia deve fare i conti con la soddisfazione dell’utente, il numero delle prestazioni e l’ottimizzazione del lavoro. Deve fare i conti con la funzionalità, la logistica e il potere terapeutico del suo aspetto. E questo è quanto rappresenta l’unità operativa di chirurgia generale dell’ospedale "Carlo Ondoli" di Angera, che da qualche settimana ha una nuova veste. Un reparto nuovo e bello: colori tenui, sull’azzurro, creano un ambiente ovattato e accogliente, riproduzioni espressioniste alle pareti, stanze con al massimo tre posti letto e un bagno fornito di doccia per ciascuna camera. La postazione della caposala e la sala del personale infermieristico si trovano ora al centro del corridoio, a più stretto contatto con i degenti. Così appare il reparto di chirurgia dopo il trattamento.

A curare il restyling è stato il primario dell’unità, il dottor Pio Francesco Interdonato (nella foto in basso), ad Angera dal primo giugno del 1999, dopo essere stato, a Varese, l’aiuto del professor Renzo Dionigi, rettore dell’Università dell’Insubria. E la ristrutturazione del reparto è stata una tappa della sua evoluzione che in quasi due anni ha visto il numero di tutte le prestazioni eseguite lievitare (scheda).

Non è più il numero dei posti letti a caratterizzare la qualità di un ospedale, ma il suo modo di lavorare e di presentarsi. La chirurgia dell’Ondoli ha ora ventiquattro posti letto contro i precedenti quaranta, "ma i posti letti girano – spiega il dottor Pio Francesco Interdonato – con la riduzione del preoperatorio, da noi la degenza media è di sei-sette giorni. La qualità di un ospedale non si misura più sul numero dei posti letti, ma si misura con il sorriso del paziente quando ci saluta e ritorna a casa, questo è il migliore rientro che noi abbiamo; poi bisogna fare anche i conti: un reparto "costa per cui deve produrre", noi lavoriamo in un reparto chirurgico, per cui dobbiamo operare, gli interventi devono aumentare, così come le visite specialistiche".

E l’attenzione al paziente determina anche le ristrutturazioni dell’ambiente, con tutti suoi aspetti qualificanti. "Il progetto del nostro lavoro è il paziente con tutta la sua dignità – dice Interdonato – per cui tutti i particolari tecnici e logistici della costruzione e dell’organizzazione del reparto sono volti a questo obiettivo. Il reparto è ora molto più funzionale dal punto di vista logistico il sito delle infermiere è posto esattamente al centro del reparto, così come la postazione della caposala (nella foto), la strutturazione delle camere, è quanto di più si può avere. Dal punto di vista tecnico invece, abbiamo quasi completamente annullato la degenza preoperatoria, il paziente viene studiato al di fuori del ricovero ospedaliero, si organizza tutto in una giornata preoperatoria, in cui si eseguono gli esami necessari per l’intervento e viene effettuata la visita anestesiologica, segue poi il ricovero nel giorno stesso dell’intervento, questo ovviamente per la patologia che non necessita di diagnosi".

Per rendere meno traumatica la degenza ospedaliera anche un maggior numero di informazioni può aiutare. Da qui l’attenzione che è stata rivolta al capitolo dell’accoglienza. "Per il reparto abbiamo creato delle linee informative – spiega ancora il primario dell’unità – riportate in un pieghevole azzurro che viene subito consegnato ai pazienti ricoverati, che informano il paziente sulla vita del reparto, sui servizi che lo possono interessare, per migliorare la sua permanenza dal punto di vista qualitativo".

Funzionale e bello, come una clinica privata hanno detto in molti. E’ l’inevitabile confronto con il privato che emerge. Un po’ squalificante di per sé per il pubblico? "Purtroppo c’è il privato e il pubblico – risponde Interdonato – che forse giustamente si fanno la concorrenza; il privato ha più disponibilità, più snellezza nell’attuazione dei programmi, non ha il dovere come il pubblico di ricorrere a gare ed appalti, e sempre nell’ottica della concorrenza, cerca di curare anche l’aspetto esteriore. E per questo nuova veste del reparto si è fatto il paragone con il privato, perché oltre alla ristrutturazione tecnica è stato curato anche un aspetto, quello estetico, che prima era appannaggio solo del privato. Certo il nuovo è anche bello, ma questo fattore è supportato da un anno e mezzo di risultati, in cui abbiamo fatto mille visite specialistiche in più, i piccoli interventi sono aumentati, da 280 a 400 e gli interventi chirurgici hanno avuto un incremento del quaranta per cento".

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Pubblicato il 12 Marzo 2001
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