La lezione della Campania

L'emergenza rifiuti scoppiata in Campania induce Fulvio Fagiani, del Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti, a riflettere sul futuro e sull'urgenza di modificare il modo di affrontare la questione spazzatura

Le immagini della rivolta di cittadini ed Amministratori pubblici di alcuni Comuni campani ed il triste spettacolo di enormi montagne di rifiuti che ingombrano le vie di 152 Comuni campani, avranno fatto correre un brivido di paura a molti.

Questo ci riserva il futuro ? Non abbiamo altra scelta che essere sommersi dai rifiuti o scaricarli con la forza nelle discariche o negli inceneritori, incuranti della protesta di chi, abitando vicino, si sente minacciato ?
Il "caso Campania" è d’altronde ricco di insegnamenti. Le cataste di rifiuti ammucchiati agli angoli delle strade o fatte scomparire nelle discariche e negli inceneritori richiamano tutti ad un’insostenibilità delle nostre abitudini : nulla meglio di queste immagini è capace di rappresentarci il danno e lo spreco che si nasconde dietro al rifiuto che depositiamo nel sacco della spazzatura e che desideriamo vedere sparire.

Produciamo troppi rifiuti che, altra faccia del problema, non sono che risorse inutilizzate. Ci illudiamo di trovare soluzioni, salvo poi accorgerci che l’accettabilità sociale di discariche ed inceneritori è sempre più bassa, fino ad arrivare alla rivolta.

Così, travolti dall’emergenza, vediamo esplodere i conflitti : non solo tra cittadini ed istituzioni, ma tra le stesse istituzioni competenti, ciascuna ad inseguire la strada più breve e meno impopolare. Per scoprire che il problema esiste da tempo, è complesso, ha tempi lunghi di soluzione.
Un raffronto con la situazione della nostra provincia ci porta per fortuna a conclusioni assai meno angoscianti : con un ulteriore sforzo di fantasia possiamo arrivare in breve ad un sistema di gestione dei rifiuti che minimizzi gli impatti devastanti dei nostri modelli di produzione e consumo.

Poche settimane fa abbiamo presentato, insieme alle associazioni ambientaliste, un progetto imperniato su alcuni punti :

  • Il riequilibrio territoriale, con la richiesta alla Regione di compensare i rifiuti dell’Alto milanese smaltiti nell’impianto di Busto, con una pari quantità di rifiuti prodotti in provincia di Varese e da smaltire in impianti sottoutilizzati presenti in Lombardia;
  • La raccolta differenziata che può arrivare dall’attuale 39% al 55/60 %, generalizzando la raccolta dell’umido a tutti i 141 Comuni, facendo leva sugli impianti di compostaggio prossimamente disponibili;
  • L’avvio di iniziative coordinate per ridurre la produzione di rifiuti, con il concorso delle associazioni delle categorie industriali, commerciali ed artigianali.

Con queste tre linee di intervento si potrebbe arrivare in due/tre anni ad un sistema di gestione con la quantità di rifiuti prodotti stabilizzata e poi in diminuzione, la raccolta differenziata ed il riciclaggio come perno del sistema di trattamento, lo smaltimento come vera fase residuale.

Ci si potrebbe quindi impegnare a chiudere la discarica di Gorla, a dirottare risorse economiche verso la messa in sicurezza ed il miglioramento dei sistemi di controllo dell’impianto d’incenerimento di Busto, con la prospettiva di ridurne l’impiego, svuotandolo di rifiuti con il progredire della riduzione e della raccolta differenziata.

Un progetto che tiene ben lontani i rischi "campani" ed è oggi il più realistico e serio tra tutte le proposte in campo. L’esempio della Campania torna ancora ad insegnarci che cosa accade se non si interviene quando c’è tempo e mezzi : la lotta disperata di tutti contro tutti, cittadini di un posto contro cittadini di un altro, Comuni contro la Regione, più le immancabili speculazioni elettorali.

Segnali preoccupanti non sono mancati anche nella nostra, per altri versi idilliaca, situazione. La lotta dei cittadini, dei comitati e dei sindaci dei Comuni attorno a Caronno Corbellaro contro la Provincia, i tentativi di quest’ultima di rinfocolare ed esasperare una contrapposizione tra Nord e Sud della provincia, il grido di allarme dei Sindaci di alcuni paesi vicini alla discarica di Gorla. Tutti segnali di una tensione che si può affrontare in modo costruttivo solo con un progetto, facendosi carico del problema, rifuggendo dalla tentazione di scaricare su altri la patata bollente.

Non siamo in emergenza, i rifiuti non ingombrano le strade, abbiamo la possibilità di costruire un sistema più rispettoso dell’ambiente. Occorre però che si manifesti una volontà comune e ci si confronti sulle cose da fare, non sugli slogan o sui pregiudizi. Da tempo insistiamo che per affrontare problemi come questo, che chiamano in causa molte responsabilità e competenze, è necessario approntare nuovi strumenti istituzionali.

Riflettiamo : le aziende industriali producono beni destinati intrinsecamente a diventare rifiuto, le aziende della distribuzione trasferiscono i beni ai consumatori con altri prossimi rifiuti (gli imballaggi), i consumatori chiudono la catena con il fatidico gesto di buttare nella spazzatura tutto l’indesiderato. E ancora in campo istituzionale : i Comuni sono competenti ad organizzare la raccolta, la Provincia deve organizzare il sistema, i privati devono trattare (riciclando o smaltendo) i rifiuti.

Solo con logiche di concertazione e condivisione di piani ed obiettivi si può riuscire a coordinare l’azione di tanti interlocutori. Precondizione : buona volontà e spirito di apertura a chi la pensa diversamente. Inutile qui fare appelli : chi non ha risposto ai precedenti, non risponderà neanche a questo. Però è bene che chi ha buona volontà sappia su chi può contare.

Fulvio Fagiani
Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti
  

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Pubblicato il 25 Marzo 2001
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