La terza pista potrebbe far bene all’ambiente

Anche la comunità scientifica si occuperà del caso Malpensa in un convegno in Colombia. Intanto ritorna al centro del dibattito la V.i.a.

La terza pista potrebbe essere l’occasione istituzionale per ottenere una completa Valutazione di impatto ambientale. Una soluzione suggerita dal sindaco di Somma Claudio Brovelli e dal professor Virginio Bettini dell’Università di Venezia, nel corso dell’incontro dedicato al nuovo libro del docente sull’argomento. Chiariamo subito un punto. Non si vuole negoziare la realizzazione della terza pista con la V.i.a. Al contrario. Ragionare in un tavolo istituzionale sull’opportunità di costruzione della nuova rampa renderebbe necessaria una procedura di V.i.a., al fine di capire i reali effetti di un aeroporto così imponente sul territorio. 

Ma che cos’é la V.i.a.? E’ una legge che impone uno studio scientifico che salvaguardi la compatibilità delle grandi opere con l’ambiente circostante. A Malpensa non venne effettuata poiché il Prg dell’aeroporto é antecedente all’entrata in vigore delle leggi che la prescrivono. Ma sindaci e comitati sostengono che la modificazione dell’hub, rispetto un piano regaolatore che prevedeva 12 milioni di passeggeri l’anno (e oggi siamo tra i 20 e i 22), la renderebbe necessaria. 

E di Malpensa si parlerà anche durante il congresso internazionale sull’impatto ambientale, che si terrà a fine maggio in Colombia, a Cartagena. "Un contributo della comunità scientifica" lo hanno definito i presenti all’incontro di ieri mattina. Tra questi, il professor Larry Canter, dell’Università di Oklahoma, considerato il padre della Valutazione di impatto ambientale. Lo studioso ha spiegato cosa preveda la procedura, in un filmato appositamente registrato durante l’attesa del suo volo per Chicago, al terminal 1 di Malpensa.

Secondo Canter e Bettini, su Somma, Lonate, Ferno e paesi limitrofi andrebbe applicata una Valutazione di impatto ambientale cumulativa. Si tratta di un’impostazione che tiene conto di tre fattori base: risorse, ecosistemi e situazione umana. Ma soprattutto considera le successive modificazioni del territorio come elementi di giudizio sulla sostenibilità di nuovi progetti, fissando i valori di uno sviluppo in termini di quantità e qualità. Questo tipo di procedura permetterebbe anche di ottenere una trasparenza informativa verso la popolazione che, tramite la visione dei progetti, potrebbero conoscere cosa e come verrà realizzato e richiedere aventuali modifiche. 

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Pubblicato il 12 Marzo 2001
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