Arrestata “Sheila”: teneva un giro di ragazze specializzate in massaggi
A insospettire la mobile è stato il viavai di uomini in via Tridentina
Bastava a telefonare al cellulare di Sheila e la promessa di "massaggi particolari" erogati con "estrema riservatezza" si materializzava in un appartamento della periferia di Gallarate, in via Tridentina al 3.
A portare i clienti alla periferia di Gallarate era un annuncio economico di quelli un pò particolari che si trovano sui giornali, riservati ad estetiste e cartomanti non dedite alla loro specifica professione, che ha riscosso un notevole successo e ha causato l’arresto avvenuto nelle giornata di ieri pomeriggio, 17 aprile: è stato infatti l’andirivieni di uomini nell’appartamento di quel condominio periferico a insospettire la squadra mobile di Varese, che ha così cominciato a investigare sul quel "traffico sospetto".
Le prime indagini hanno portato innanzitutto a chi aveva preso in affitto l’appartamento attraverso un’agenzia immobiliare, un padovano e una colombiana di 40 anni. Per collegare l’appartamento al tipo di attività praticato, le indagini si sono poi rivolte verso gli annunci economici dei giornali: gli investigatori della polizia sono così riusciti a farsi dare un’appuntamento da "Sheila" proprio in via Tridentina. Ad accoglierli è stata una colombiana ventenne, che ha richiesto all’agente in borghese 200mila lire per la prestazione e l’ha invitato in una stanza zeppa di preservativi e altri "arnesi del mestiere". Ma che non era l’unica "Sheila" in circolazione, visto che poco dopo sono sopraggiunte anche un’altra ragazza, anche lei colombiana e anche lei poco più che ventenne, e colei che era già stata identificata come l’affittuaria dell’appartamento, rivelatasi anche la tenutaria della attività: la donna aveva infatti con sè, oltre all’altra ragazza, anche il cellulare di "Sheila", e 5 milioni in contanti sparsi nelle varie tasche.
Le donne avevano regolare permesso di soggiorno, emesso però da questure diverse da quella di Varese, e le due ragazze di 20 e 21 anni risultano anche sposate con italiani, anche se la polizia sospetta fortemente che si tratti di matrimoni di convenienza, e anche su questo sta indagando.
Le ragazze però, vista la loro posizione regolare e la loro condizione di "vittime" dell’affare, sono state subito rilasciate. Nel carcere di Monza è finita invece la quarantenne, risultata peraltro madre di una delle due ragazze, per esercizio di una casa di prostituzione e favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione: la questione è ora affidata alla procura di busto Arsizio, nelle mani della dotoressa Giglio.
Del padovano invece nell’appartamento gallaratese non c’era alcuna traccia, se non l’intestazione di alcune bollette che erogavano servizi: ma le indagini si sono spostate proprio a Padova, con la perquisizione della sua abitazione, dove sono state rinvenuti altri documenti che fanno pensare ad un giro di appartamenti, e di ragazze, più ampio.
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