Cofferati, il sindacato del futuro é in Europa

Si é aperto questa mattina il centenario della Camera del lavoro con il discorso del segretario generale

Ha la consueta immagine sorniona Sergio Cofferati. Visto da vicino, così come in televisione, il "cinese" cammina tranquillo, parla diretto e non manca di tirare qualche stilettata a Confindustria. Nel mezzo di una tensione forte, determinata dal blocco della trattative sui contratti nazionali di lavoro, il segretario generale del sindacato ha salutato con un lungo discorso i cento anni della Camera del lavoro di Varese. Una mattinata che ha fatto il tutto esaurito nella sala congressi di villa Ponti.

"Questa è un’organizzazione in salute" ha esordito il segretario generale. Alle spalle le diapositive di 100 anni di sindacato sul territorio. Sul tavolo dei relatori due storici, Massimo Antonioli dell’Università di Milano e l’assessore alla cultura del comune di Varese Giuseppe Armocida, il sociologo Gianprimo Cella, il segretario provinciale della Cgil Ivana Brunato, il segretario organizzativo Valerio Zanolla, il segretario regionale Mario Agostinelli. Di fronte, in prima fila, molte facce importanti. Il prefetto Guido Nardone, il questore Cosimo Torre, il presidente dell’Univa Marino Vago. Molti delegati, esponenti dei partiti.
Cofferati ha rimarcato il ruolo del sindacato, distinto dai partiti, ma portatore di una funzione di interesse generale. Quella tensione alla democrazia, costruita anche attraverso gli scioperi della resistenza, la lotta al terrorismo degli anni Settanta e Ottanta e la politica di responsabilità che permise il risanamento necessario per entrare in Europa. Il segretario generale ha ribadito le tappe del sindacato nel progresso civile e morale dell’Italia e ha orgogliosamente rivendicato i "comportamenti coerenti che altri non hanno avuto", riferendosi in particolare alla concertazione e alla politica dei redditi portata avanti dopo la svalutazione della lire del settembre 1992. L’Europa come nuova frontiera, per il segretario generale, significa la necessità di costruire un grande sindacato europeo. La sfida del futuro. Un percorso a cui l’organizzazione sindacale non si sottrae. Cofferati ha difeso poi alcune scelte organizzative della Cgil. L’organizzazione dei pensionati "modello studiato e ammirato anche all’estero", e ha prefigurato la necessità di un’Europa delle regole, sancite da una costituzione e da una carta dei diritti.

Il leader del sindacato ha anche tracciato un profilo di ciò che dovrà essere l’autonomia dalla politica italiana in un quadro bipolare: avere un progetto organico su ogni questione cruciale per il paese, da sottoporre agli schieramenti. Un progetto che sia complessivo ma che tenga conto anche della realtà interna dell’organizzazione. E qui il discorso ha fatto precisi riferimenti al mondo del lavoro in senso stretto. Per il numero uno della Cgil infatti è stato giusto aprirsi alle nuove forme di lavoro ma senza dimenticare che le fabbriche esistono ancora, anche se trasformate. "Dicono che non c’è più il fordismo. Calma" ha ammonito il segretario generale, ricordando come i modelli organizzativi di molta parte delle strutture produttive siano ancora fordisti, e così anche tutto il sommerso, "fordista per definizione".
In questo quadro si inserisce anche il rifiuto della messa in discussione dei contratti nazionali, verso forme di tutela individuali che tutela non sono. Cofferati è anche sceso apertamente in polemica con il cosiddetto modello lombardo che "è solo un trasferimento di servizi ai privati e non una vera sussidiarietà". Ma le divergenze con la politica regionale sono state rimarcate anche da Ivana Brunato, segretario provinciale della Cgil. "La nostra organizzazione è un interlocutore credibile e organizza, solo in provincia di Varese 62mila iscritti. La Regione non ritiene di doversi confrontare con noi – ha spiegato – ma noi rispondiamo che siamo una presenza viva e radicata della società e che, di fronte a queste chiusure, contano anche i numeri che esprimiamo".

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Pubblicato il 04 Maggio 2001
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