La privacy non entra in cabina
Con la legge n. 120 del 1999 è stata istituita la tessera elettorale, sulla quale con un timbro verrà annotato l'avvenuto esercizio del voto. La tessera ha suscitato la reazione dell'Autorità per la protezione dei dati personali
| Ubi ius, ibi societas. Dove c’è il diritto, lì c’è la società. Se nella società non ci fossero le leggi, questa andrebbe incontro ad un sicuro sgretolamento. Il diritto poi deve seguire, regolare e quindi evolversi con la società stessa. Ma non basta regolare e legiferare per far sì che una società cresca armoniosamente, perché uno degli indici di civiltà di uno Stato è senza dubbio il grado di effettività delle leggi che lo stesso emana. Che cosa succede, dunque, quando una legge entra in contrasto con il sentire del Popolo, o ancora quando entra in conflitto con un’altra norma? Carlo Jemolo, illustre giurista, sosteneva che quando una legge diventa desueta e, nonostante cio’, rimane in vigore è il corpo sociale che di fatto la disapplica, non rispettandone i precetti. Era accaduto ad esempio nel diritto di famiglia con l’istituto della dote e con l’omicidio d’onore. Nel caso di conflitto tra norme il problema non è solo stabilire quale debba prevalere sull’altra, ma anche di gestire la conflittualità, il caos, il disordine che provoca, insomma gli effetti negativi, perché, come affermava il sociologo Max Weber, un conflitto tra norme genera anomia, cioè una condizione simile a quella dove c’è assenza di norme. Un caso eclatante di questi ultimi anni è la legge sulla privacy. Da tutti definita esempio di civiltà, norma perfetta e quant’altro. Tutto vero. Una norma eticamente alta, che ha fatto diventare la privacy un supervalore, di quelli che stanno a pieno titolo nell’olimpo del diritto. C’è un piccolo problema però, perché questa società va in tutt’altra direzione. Esempi ce ne sono moltissimi. E non si tratta solo di evocare la tv trash, che sbandiera i fatti degli altri, facendo del pettegolezzo la propria ragione di esistenza e di audience. La nostra vita di consumatori è fatta di violazioni "consensuali" della privacy. Quotidianamente mettiamo la crocetta in qualche modulo in cui diamo il consenso a… altrimenti non è possibile usufruire di… entrando con tutti gli onori nelle banche dati di qualche multinazionale, istituto di credito o quant’altro, dove i nostri dati e le nostre "tracce" sono gestiti in vario modo e non sempre con trasparenza L’ultima spallata alla legge sulla privacy l’ha data però la tessera elettorale, istituita con la legge n. 120 del 30 aprile 1999, un documento valido per diciotto turni elettorali: politiche, amministrative e referendum. Su questa tessera negli appositi spazi verranno apposti dei timbri che certificheranno l’avvenuto esercizio del diritto di voto. La tessera sostituirà il certificato elettorale e la relativa ricevuta, che un tempo il presidente di seggio riconsegnava all’elettore con la formula un po’ pomposa "il signor Mario Rossi ha votato". L’istituzione della tessera ha provocato la reazione immediata del Garante per la protezione dei dati personali, il quale ha sottolineato come questo sistema renda nota una serie di dati che dovrebbero rimanere segreti. Attraverso la tessera c’è infatti la possibilità di dedurre l’orientamento politico degli elettori in alcune consultazioni elettorali. Come? Pensiamo a determinati referendum o a votazioni con ballottaggio, o anche nel caso che alcune forze politiche esprimano orientamenti specifici, indicando agli elettori il tipo di voto o l’astensione. In questo modo dunque il solo dato dell’avvenuta partecipazione alle operazioni di voto può risultare molto indicativo. E cosa dire poi della timbratura della tessera con il timbro della sezione. Se l’elettore si trova in carcere o in ospedale la sua particolare condizione sarà svelata. |
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