Inceneritore, le ragioni del no

Fulvio Fagiani commenta le sue impressioni sulle ultime dichiarazioni rilasciate dal presidente della Provincia

Le ultime dichiarazioni rilasciate dal presidente della provincia Ferrario hanno risollevato il polverone sopitosi negli ultimi mesi, in seguito al congelamento della decisione di localizzare il secondo termodistruttore di Varese a Caronno Corbellaro. La recente pubblicazione dei dati sulla situazione dei rifiuti nella provincia, aumentati in produzione, aveva portato Ferrario a riportare all’attenzione di tutti la necessità di costruire un altro inceneritore. Queste affermazioni della provincia hanno subito mobilitato tutti gli esponenti he da mesi lottano contro la costruzione della struttura: secondo il coordinatore del comitato spontaneo contro l’inceneritore Mauro Cereda “si tratta di una soluzione pigra e facile”. La raccolta differenziata è aumentata di poco e Varese e Gallarate sono risultati essere i comuni più in difficoltà da questo punto di vista. “Sono i grossi centri urbani che hanno bisogno di una nuova educazione sull’argomento” prosegue Fulvio Fagiani, presidente del coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti: “Va approfondito il motivo della crescita dei rifiuti e mossa una campagna di sensibilizzazione in questa direzione”.

 

La conferenza stampa di Ferrario e Brovelli prelude a decisioni imminenti sul secondo inceneritore?
Voglio ricordare qual è la situazione istituzionale: la Giunta provinciale ha approvato in ottobre la delibera di localizzazione dell’inceneritore che, però, no
n è mai andata alla discussione del Consiglio Provinciale perché il presidente Reguzzoni l’ha sospesa in attesa delle decisioni della Regione sulla revisione della Legge regionale sui rifiuti. Quindi, finchè non ci sarà stato questo chiarimento tra Provincia e Regione, che noi chiediamo sia pubblico e trasparente, la Provincia non può procedere”.

 

Cosa potrebbe rispondere la Regione alle sollecitazioni della Provincia di Varese? 
Non so quando la Regione potrebbe revisionare la legge vigente (la L.R. 21/93) recependo le indicazioni del Decreto Ronchi. Avrebbe già dovuto farlo dal ’99. I tempi possono essere anche lunghi, ma è già depositato in Regione il progetto di Legge Adamoli che consiste di soli due articoli e che può essere approvato in poche settimane”. 

Che relazione ha il progetto Adamoli con la revisione della legge regionale sui rifiuti?

 


Bisogna fare un passo
indietro . La legge regionale vigente impone la cosiddetta autosufficienza provinciale, vale a dire vieta ai Comuni di portare i propri rifiuti fuori provincia. Il risultato è che in Lombardia ci sono impianti di smaltimento sufficienti a trattare i rifiuti prodotti, ma sono mal distribuiti. Ci sono Province con impianti sottoutilizzati e Province con eccesso di rifiuti da smaltire. Per razionalizzare il sistema bisogna abbattere le barriere tra Province. Il progetto Adamoli anticipa  questo specifico punto della revisione della 21/93, prevedendo che le Province stipulino tra loro accordi di programma per smaltire eccedenze di rifiuti negli impianti sottoutilizzati e che la Regione promuova e coordini questi accordi. La razionalizzazione avverrebbe quindi salvaguardando l’autonomia delle Province in un quadro di programmazione e di corretto utilizzo degli impianti esistenti”.

 

Fin qui la Regione, ma che ruolo può giocare la Provincia?
E’ stata la Provincia di Varese a riconoscere l’importanza di questo passaggio bloccando la decisione di localizzare in attesa degli sviluppi in Regione. Ma da allora non ha più fatto nulla. Dovrebbe invece sostenere il progetto Adamoli presso la Regione segnalandone l’urgenza e l’importanza. Sono convinto che se la Provincia l’appoggiasse, la Regione gli dedicherebbe attenzione e gli darebbe la giusta priorità. Si eviterebbe così il secondo inceneritore, evitando uno scempio ambientale e risparmiando soldi pubblici”.

 

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Pubblicato il 09 Luglio 2001
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