Piper affondato, si pensa a un guasto meccanico
Continuano le ricerche affidate ai sommozzatori di Milano e Torino, dotati di robot e telecamera per sondare i fondali
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Sono riprese questa mattina le ricerche di Franco Portiglia e dei due passeggeri spagnoli, scomparsi nel primo pomeriggio di ieri nelle acque del Lago Maggiore a bordo di un Piper. L’aereo ultraleggero si è inabissato in uno dei punti più profondi del lago al largo fra Ghiffa e Caldè. Oltre al pilota sessantatreenne Franco Portiglia, nato a Orsenigo, ma residente a Milano, a bordo c’era una coppia di coniugi spagnoli Angel Ross Porsch e Margherita Alabau Jorda di Gerona. Questa mattina, dopo la ricognizione di una squadra dei Vigili del Fuoco di Varese alla ricerca di macchie d’olio e di oggetti utili per la localizzazione del velivolo, sono partite le ricerche affidate ai sommozzatori di Milano e Torino, dotati di robot e telecamera per sondare i fondali del Verbano. Mezzi che si sono resi necessari per la profondità del punto, circa 360 metri, e per la visibilità praticamente nulla oltre i dieci metri. Parallelamente alle operazioni sul lago, corrono le indagini giudiziarie, affidate al magistrato di Varese Domenico Novara. L’ipotesi che comincia a prendere piede è quella del guasto al motore. Il racconto della coppia tedesca, che per prima ha avvistato il velivolo in piacchiata sembrerebbe avvalorare questa pista. Secondo la ricostruzione di quanto visto, il Piper avrebbe cominciato a perdere quota da un’altezza di duecento metri. La traiettoria assunta dall’ultraleggero a quel punto si è trasformata in una parabola discendente, tanto che si sarebbe inabissato di punta, disintegrandosi dopo l’impatto con la pesante superficie dell’acqua. Fondamentale per fare chiarezza sull’incidente a questo punto è il ritrovamento del velivolo. Anche se mezzi di questo tipo non sono dotati di scatola nera. “Tutti i velivoli dell’aero club – spiega Carlo Castiglioni, presidente del scuola di volo vergiatese – sono dotati di elt, uno strumento che emette impulsi per farsi riconoscere, cosa che agevola il volo a vista per cui questi mezzi sono abilitati”. Ma ieri dal piccolo velivolo non sono giunti segnali di questo tipo o perché non si è attivato il sistema o perché il muro d’acqua ha impedito alle onde di essere captate. Nessuna segnalazione di pericolo è arrivata dunque all’Aeroclub e sulle ipotesi Castiglioni appare molto incerto: «poco probabile quella tecnica perché le avarie tecniche sono governabili su questi aerei che permettono ammaraggi e atterraggi d’emergenza, anche la perdita di carburante non è un indicatore inconfutabile perché la struttura può aver ceduto per la pressione dell’acqua e non per l’impatto. Nemmeno l’errore umano è pensabile vista la serietà e la capacità del pilota (Portiglia aveva il brevetto da due anni ndr.) ci rimettiamo alle conclusioni che raggiungerà il magistrato». Come si ricorderà il Piper P28, semiacrobatico ad ala bassa, era partito poco dopo mezzogiorno dall’Aero Club di Vergiate, a cui il mezzo apparteneva e di cui il pilota era socio. Pare che il velivolo, che può portare quattro persone compreso il pilota, fosse stato noleggiato dalla coppia spagnola per visionare una villa sul lago, in località Caldé da acquistare per le vacanze. Come confermano alcuni abitanti della frazione di Castelveccana, poco prima della disgrazia, il Piper era stato visto volare a quota bassa proprio sopra la villetta in questione. Qui il Portiglia, imprenditore milanese era molto conosciuto, da anni ormai possedeva una casa dove passava i fine settimana. Le ricerche tuttora i corso seguono la mobilitazione avvenuta nel corso dell’intero pomeriggio di ieri, che hanno visto impegnate squadre di sommozzatori dei vigili del fuoco e tutte le forze dell’ordine. Dopo il ritrovamento di alcuni pezzi del velivolo e pare anche resti umani, insieme ai documenti di identificazione della donna spagnola, le ricerche si sono interrote intorno alle sei di sera per irprendere oggi. |
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