Storia di una poliziotta speciale

Stella Ottomaniello, agente della polizia ha vinto il premio "Emanuela Loi" e ha ottenuto la promozione per merito straordinario

Era il suo sogno e oggi è la sua vita. Stella Ottomaniello è balzata alla cronaca nazionale per aver vinto il premio "Emanuela Loi", l’agente di scorta uccisa con il giudice Borsellino nel 1992. Un anno fa la giovane poliziotta era di servizio a Lignano Sabbiadoro e, come scritto sull’attestato del Ministero dell’Interno, "con straordinario spirito di iniziativa ed eccezionale determinazione operativa, al termine di un inseguimento nel corso del quale ingaggiava un conflitto a fuoco traeva in arresto un individuo, responsabile di una rapina. Straordinario esempio di coraggio e di senso del dovere". L’azione gli è valsa una promozione ad agente scelto per merito straordinario dopo nemmeno un mese di servizio. Antonio Perrone, dirigente dell’ufficio del personale, rimarca questo fatto perché è davvero straordinario, "su oltre centomila agenti della Polizia sono solo quattro – cinque i soggetti che ricevono un tale attestato". 
Stella Ottomaniello ha 28 anni, residente a Palagnano in provincia di Taranto si è diplomata come analista contabile. È entrata in polizia nel luglio dello scorso anno e da settembre lavora a Varese. Due occhioni azzurri vivaci e attenti. Parla con tranquillità della sua esperienza e delle sue scelte. "Entrare in Polizia è sempre stato il mio sogno. Forse mi ha influenzato mio zio, anche lui poliziotto, ma era una cosa che desideravo tanto". Oggi lavora in Questura all’ufficio servizi all’interno dell’ufficio di gabinetto. 
Una carriera partita allo sprint?
«Si, sono davvero soddisfatta. Sono riuscita ad entrare in Polizia e ho avuto subito un’occasione per distinguermi».

Cosa si prova a rischiare la vita come nell’occasione di Lignano?
«Al momento niente perché c’è troppa adrenalina che scorre. Questo è il nostro lavoro e sappiamo che corriamo sempre dei rischi. Certo a distanza di qualche giorno le cose cambiano perché aumenta la consapevolezza del rischio corso. Per fortuna che resta solo il ricordo».

Come mai è stata speciale quell’azione?
«Ero in pattuglia con un altro agente e siamo stati protagonisti di un inseguimento a seguito di una rapina. Il malvivente ci ha sparato, ma noi siamo riusciti a bloccarlo e ad arrestarlo senza dover far uso delle armi. Devo un grazie particolare all’agente Antonio Mazzone di Udine perché mi ha insegnato molte cose nei primi mesi del mio lavoro».

Si aspettava questi riconoscimenti?
«No, ma sono orgogliosa di aver preso il premio dedicato a Emanuela Loi. Questo è un riconoscimento importante perché ricorda una persona che ha perso la giovanissima vita difendendo le istituzioni e poi perché promosso da un’associazione che fa tanto per le donne. Mi ha fatto molto piacere conoscere la mamma di Emanuela e per questo ringrazio ancora la presidente della Fidapa, la signora Antonia Orlando».

Il premio è stato istituito nel 1994 dalla Fidapa e nello stesso anno ad Alghero lo ha vinto l’agente Cristina Mazzotti. La seconda edizione si è svolta a Palermo nel 1997 e venne premiata l’agente Francesca Ania. Il terzo appuntamento, nel 1999 a Porto Rotondo, ha premiato l’ispettrice Rita Lai.  

Lei vive ormai da circa nove mesi a Varese, come si trova?
«All’inizio è stato difficile, ma al lavoro ho trovato un ambiente molto accogliente e mi ha aiutato a superare le difficoltà. adesso mi sto inserendo e le cose vanno bene».

Quali progetti ha per il futuro?
«I prossimi quattro anni dovrò stare a Varese, poi spero di tornare a casa. Mi piacerebbe fare un corso per diventare conduttore di unità cinofila. Comunque mi piace il nuovo lavoro perché ho tanto da imparare. Certo la volante resta nel mio cuore».

Non le pesano i sacrifici e i rischi di questa professione?
«Sinceramente no. Pesano ai miei genitori, ma io l’ho scelto. Questo non è un lavoro come un altro. Occorre una forte motivazione perché si lavora tanto e non si possono fare programmi».

La storia di Stella è sicuramente un esempio di come stia cambiando la cultura intorno alle forze dell’ordine. Molto meno Rambo e maggiore attenzione ai rapporti con i cittadini. In Polizia lavorano sempre più persone "normali" con spirito di servizio e con forti motivazioni. La nostra sicurezza sociale non è certo solo un problema di ordine pubblico, ma l’attività  di ragazze come Stella rimane davvero importante per tutta la collettività. 

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Pubblicato il 14 Luglio 2001
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