“Non abbandoniamoci alla violenza”

Davanti a 5000 ragazzi il cardinal Martini prega per la pace: giusto disarmare il terrorismo, sbagliato cercare capri espiatori

La tragedia del terrorismo, la necessità di non uccidere il dialogo, la paura di un’escalation di violenza. C’erano più di cinquemila ragazzi, sabato sera, a Saronno, ad ascoltare le parole del cardinal Martini. Una veglia che, come ha ricordato lo steso arcivescovo, doveva essere una tappa della diocesi verso il sinodo, un momento di riflessione sereno, e si é trasformata invece in una manifestazione di preghiera per il mondo intero di fronto alla tragedia della violenza terroristica.

Piazza Libertà è rimasta in silenzio. Di fronte al loro vescovo, i ragazzi sventolavano alcuni striscioni con la scritta "pace". Martini ha molto battuto sulla necessità di non abbandonarsi alla violenza.

Il cardinale ha ripreso le parole del Papa di mercoledì scorso ed ha affrontato subito l’angoscia dei presenti per i gravi attentati contro gli Usa. "E’ stato come un trovarsi di fronte a una notte oscura dello spirito, dove hanno prevalso l’odio e la follia omicida – ha detto nell’omelia – una crudeltà gratuita e un terrorismo portato ai limiti estremi. E’ stata la notte di una volontà di morte che ha sfruttato le più avanzate risorse tecnologiche della nostra epoca per farne strumenti di massacro e di distruzione". 

In un silenzio profondo e commosso, Martini ha però svolto il più difficile dei compiti, quello di invitare alla moderazione, di sfuggire alle semplificazioni, di lanciare un monito a tutti: salviamo il dialogo, non abbandoniamoci alla violenza. 

"Emerge la domanda drammatica di come riuscire a spegnere con decisione e fermezza ogni focolaio di terrorismo omicida senza nel tempo stesso moltiplicare e ingigantire le reazioni a catena della violenza e dell’odio. Per questo il Papa nell’udienza di mercoledì scorso, dopo aver espresso il suo profondo dolore per gli attacchi terroristici che hanno insanguinato l’America e la sua partecipazione al lutto di tante famiglie e dopo aver detto la sua indignata condanna di così inqualificabile orrore, ha riaffermato che mai le vie della violenza conducono a vere soluzioni dei problemi dell’umanità. Ha proclamato che se anche la forza delle tenebre sembra prevalere, il credente sa che il male e la morte non hanno l’ultima parola".

Un discorso di pace che rischia di scontrarsi con la realtà. Ma il cardinal Martini é andato oltre, ha accennato all’intervento militare che si annuncia, ma ha ribadito che il nemico, in questo caso, é il terrorismo, e non un’intera civiltà – e il riferimento chiaro era all’Islam.  Ecco le parole del cardinale: "Sarà importante, anche nella comprensibile ansia di una legittima difesa e nella giusta volontà di disarmare e di scoraggiare ogni possibile atto di terrorismo, di agire nella ragionevolezza e nel rispetto della complessità dei dati, senza facili semplificazioni di volti del nemico o affrettate creazioni di capri espiatori che possano soddisfare una volontà di rivalsa. La violenza e il terrorismo vanno isolati e disarmati con energia e determinazione, ma proprio per questo non devono essere confusi con contesti culturali, religiosi o etnici molto più ampi che solo una riduttiva ricerca di bersagli immediati da colpire potrebbe ritenere responsabili diretti di tanta crudeltà".

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Pubblicato il 17 Settembre 2001
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