“Un chiaro si al referendum e per Varese una nuova formazione civica”

Raimondo Fassa dichiara il proprio voto referendario e traccia un bilancio e le prospettive per la "città giardino"

Il sette ottobre si vota per il referendum costituzionale per confermare o cassare la riforma in chiave federalista dello Stato italiano. L’attenzione dei media è ancora scarsa. L’Ulivo è uscito pubblicamente a Varese e in Lombardia costituendo il Comitato per il si. Lega e An hanno dato indicazione per il no, ma il Polo delle libertà non si è ancora pronunciato ufficialmente. 
Varesenews ha intervistato Raimondo Fassa, ex sindaco di Varese, ma soprattutto ex esponente di spicco della Lega nord. In prossimità anche delle elezioni amministrative nella città giardino non potevamo non partire da lì.

Come andranno le prossime elezioni a Varese?

A proposito di questa, qual è la sua posizione sul referendum sul federalismo?

Eppure mai come in questi ultimi anni è stato affermato il ruolo di Varese capoluogo…

La Giunta però rivendica le sue realizzazioni. Il Teatro-Tenda, il Rivoli…

Molti ritengono che le prossime elezioni daranno un quadro più stabile, e soprattutto porteranno Varese ad "allinearsi" con Provincia, Regione e Stato. Governata da partiti maggioritari ad ogni livello, costoro pensano che, proprio per questo, Varese risorgerà. È davvero così?

A chi pensa si debba guardare, allora?

Qual è, allora, la sua ricetta?


«Non mi stancherò mai di ripeterlo. Nessuno può pensare di gestire il proprio destino affidandosi ad altri. Nessuno può seriamente credere che si possa gettare il cervello all’ammasso adottando solo ed esclusivamente formule preconfezionate.
Questo dicono innumerevoli cittadini non solo a me, ma anche al mio amico Piergianni Biancheri e tutti noi membri di "VareseCittà". Evidentemente ricordano ancora il "modello Varese", basato sulla buona amministrazione e sensibile ai problemi dei singoli cittadini. Perciò oggi più che mai avvertiamo la necessità che venga costituita, oltre ogni schematismo fuorviante e preconfezionato, una formazione politica autenticamente "cittadina" che, nata da Varese e per Varese, sappia recuperare il significato autentico di quella "vita" politica (intesa come vita della pólis) che, come disse un uomo di intelligenza e di fede, è "la più alta forma di carità"».
«A tutti gli "uomini di buona volontà", e in particolare a tutti coloro che non si sentono rappresentati politicamente da chi oggi è al potere.
Che non sono affatto ceti "marginali". Penso soprattutto ai giovani, al "popolo di Internet", alle nuove professioni. Tutte categorie e attività che a Varese dilagano, ma della cui esistenza la classe politica non sembra accorgersi, impegnata com’è a seguire le sue "parole d’ordine".
Insomma, penso a persone abituate a comprendere che i problemi vanno studiati per quello che sono, e che le soluzioni vanno approntate, discusse, decise e sostenute da uomini che se ne assumono in via primaria e diretta la responsabilità, senza altra mira che il bene della Città e senza altro scudo che la credibilità che sono stati capaci di conquistarsi "sul campo". Guai a quella Città i cui "governanti" si affidano all’"ombrello atomico" di chi "sta più in alto" di loro. Ciò significa che – per quanti errori facciano e per quanto dannosa sia la loro azione – i loro "Santi in Paradiso" verranno poi a salvarli, del tutto infischiandosi delle ragioni dei cittadini».

«Mi permetto di dubitarne. Primo, perché – se penso al periodo in cui ne sono stato Sindaco – Varese non è mai stata così isolata come ai tempi del primo governo Berlusconi (nonostante i famosi "cinque ministri" leghisti!). Secondo, poiché l’attenzione della classe "ministeriale" locale sembra oggi ancora più labile di allora (partite di calcio a parte…). Terzo, poiché proprio l’identità di classe politica impedisce alla Città di sostenere le proprie ragioni con la dovuta energia, per l’evidente paura dei politicanti locali di "pestare i piedi al manovratore" e quindi di "perdere il posto".
Riconsegnare le chiavi della Città a questa gente vuol dire, con tutta probabilità, instaurare una sorta di "regime" che metterà su Varese una pietra tombale».
«Il Rivoli è costato sino ad oggi un miliardo e mezzo ai contribuenti e non ha ancora ospitato, dopo più di un anno, una sola manifestazione. Il Teatro-Tenda garantirà, stando ai giornali, quattrocento milioni l’anno (a carico di tutti i cittadini) ad un privato che avrà poi il diritto di utilizzarlo per sé per i tre quarti dell’anno assicurandosi ulteriori profitti.
Non parliamo degli altri settori. PRG insabbiato. Trambus affossato. Accademia d’arte archiviata. Clientela "coatta" per la Funicolare. Incerto il futuro di ASPEM e di AVT, tutt’al più utilizzate come "area di parcheggio" per clienti ed amici.
E potremmo continuare».
«Lasciamo perdere le parole e guardiamo ai fatti.
Varese sta perdendo tutti i treni. O c’è "non amministrazione" o addirittura c’è cattiva amministrazione. Un maligno disegno orientato a spostare il baricentro degli interessi territoriali nella zona di Malpensa (la quale sino ad oggi ha arrecato profitti a pochi, e disagi a molti), lasciando Varese al lento ma inarrestabile declino di una "città dormitorio" per persone agiate, occasionale luogo di passaggio e/o di parcheggio per treni-merci, "passerella" per politicanti ormai ingessati in improbabili ruoli "romani" e preoccupati più di proclami che di fatti, nonché mercato per occasionali guadagni per "politici" locali che sono tali soltanto di nome, intenti come sono più a percepire rendite e ad occupare posizioni che ad occuparsi del "bene comune"…
Questa non è neppure "cattiva amministrazione". Questa è "non amministrazione" pura e semplice».
«Sono nettamente schierato per il "sì". Questo appuntamento è troppo importante: per la prima volta il popolo è chiamato a pronunziarsi direttamente su una riforma costituzionale di così grande portata, oggi inspiegabilmente combattuta da chi prima affermava di volerla…
Ritornando a Varese, credo si possa dire che è ancora una città "ricca", e da tutti i punti di vista: non solo economico, ma anche sociale, culturale ed umano. Ma, ciononostante, la sua attuale classe politica non è capace di rispondere a tanta ricchezza con adeguate capacità di progettazione e soprattutto di decisione.
Anzi, sembra quasi che chi oggi "governa" la Città non sia affatto consapevole del pericolo che la sua latitanza le fa correre: quello di farle perdere in via definitiva quella funzione di guida e di modello per l’intero territorio che Varese in tanti anni ha esercitato».
«Prima bisogna cercare di capire qual è il vero problema politico di Varese, che spero verrà chiarendosi dopo la campagna referendaria».

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Pubblicato il 18 Settembre 2001
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