Famiglia sotto sfratto “perchè marocchina”
Secondo l'amministrazione “ha perso i requisiti”. Ma l’Associazione Assistenza Carcerati accusa
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L’amministrazione comunale eseguirà nella giornata di domani lo sfratto della famiglia di B.E. 45enne di nazionalità marocchina e religione mussulmana: oltre all’uomo, nell’appartamento comunale, vivono la moglie e i tre figli di 16, 6 e 9 anni. “Da accertamenti eseguiti” si scrive sul documento di sfratto “ed a seguito di arresto disposto per traffico di stupefacenti, il signor B. perdeva i requisiti per l’assegnazione dell’alloggio”. B.E. è infatti rimasto in carcere a Busto Arsizio 3 anni dal ’96: durante questa permanenza è stato operato nell’ospedale di Tradate per un’ernia al disco, ma qualcosa non è andato per il verso giusto e l’uomo si è ritrovato su una sedia a rotelle. Ultimamente, comunque, grazie ad alcune cure, B.E. riesce a camminare con le stampelle ed è in attesa di un’operazione che dovrà fare in Francia.
La questione dello sfratto è in ballo da ’97: la casa è di proprietà comunale ed è destinata a famiglie bisognose, con vantaggio di un affitto agevolato. Attualmente in famiglia lavora soltanto la moglie in un’impresa di pulizie. Il comune ha accusato l’uomo anche di “uso improprio del locale”, ma, come sottolinea B.E. “nella perquisizione fatta dai carabinieri nel ’97 non è stato trovato nulla. Ho sempre pagato regolarmente l’affitto, qualche difficoltà quando ero in carcere, ma poi basta. Ho sempre chiesto di avere il contratto di affitto, ma non mi è mai stato dato, volevo conoscere le regole a cui stare. Se ho sbagliato in passato perchè adesso devono pagare i miei figli?”.
Secondo i volontari dell’Associazione assistenza famiglie e carcerati di Gallarate “non riusciamo a capire perché una persona che ha pagato il proprio debito nei confronti della società debba ancora patire altre pene; è un’ingiustizia: nelle case del Comune di Tradate ci sono altre famiglie in cui qualcuno dei componenti è stato in carcere, ma nei loro confronti non viene fatto nulla. Perché? E’ solo perchè queste ultime sono di nazionalità italiana. B.E. è soltanto colpevole di essere di nazionalità marocchina e religione mussulmana”.
“Oltre ad aver sbagliato a non consegnare mai il contratto d’affitto, e ad aver sempre ritirato i soldi nonostante la notifica,” concludono i volontari “l’Amministrazione si deve rendere conto che per legge non può abbandonare per strada i tre bambini. Mantenere tre minorenni in un istituto costerebbe un’enormità al comune, anche solo per pochi mesi. Allora perché accanirsi contro una famiglia che ha bisogno di aiuto? B.E. ha pagato il suo debito e adesso è un cittadino come tutti gli altri”.
Domani sarà eseguito lo sfratto tramite carabinieri e prefetto. La famiglia non ha dove andare, nonostante viva da oltre 10 anni in Italia con regolare permessi. L’unico che può far revocare il tutto è il sindaco Dario Galli.
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