La Lega teme il boomerang compostaggio

Il carroccio cerca di prendere tempo ma le mediazioni falliscono. Nuovo esposto ai carabinieri

Riassunto delle puntate precedenti: due esposti ai carabinieri, un terreno sequestrato per scarico abusivo di rifiuti, una rissa in aula, il pericolo di una spaccatura politica (sotterranea) della maggioranza, un quartiere in assetto da guerra. Come storia, già fino a questo punto, non c’è male. E’ una telenovela dal sapore di duello rusticano, quella che si sta consumando da mesi a Cassano. Venerdì sera ci sono volute quattro ore, una riunione di capigruppo, una di maggioranza e una seduta in mezzo alle urla del comitato per decidere che non si riesce a decidere niente. O meglio: per sancire che il sindaco va dritto per la sua strada nel volere l’impianto di compostaggio in via Gasparoli, la Lega tenta di mediare con il suo sindaco ma non ci riesce, l’opposizione fa di tutto per mettere trappole nel cammino e il comitato, dopo il fallimento di una trattativa segreta con il carroccio, fa le barricate.

La cronaca della serata: l’Ulivo chiede di sospendere ogni decisione fine alla primavera e di convocare un consiglio aperto sul tema. Le riunioni incrociate dei gruppi politici non sfociano in un accordo comune. Il carroccio è in un momento difficile. Deve sostenere il sindaco ma deve anche badare alla piazza, a pochi mesi dalle elezioni. Così la Lega Nord e i Comunisti italiani propongono degli emendamenti. Quello leghista é significativo: si chiede di prendere tempo, di portare i cittadini a visitare l’impianto di Venezia, sottolineando un rapporto positivo tra alcuni consiglieri e il comitato. E’ un tentativo ma fallisce. Per l’Ulivo la mozione è snaturata. Si ritorna al testo originario: Ulivo e Forza Italia favorevoli, la Lega contraria. Bocciato.
Ma la famosa trattativa sotterranea tra Lega e comitato era già fallita da tempo, nonostante gli sforzi del segretario cittadino Antonio Diani. "Parliamone" aveva detto al comitato, poi l’intervento del sindaco sulla stampa lo aveva smentito: l’impianto si fa, punto e basta. Il comitato quindi si tira indietro e spara a zero. E ora vuole anche spiegazioni sulla nuova "trappola" gettata da Renato Pagnan. Le visure camerale delle due aziende rimasta in lizza non corrispondono, secondo i Comunisti italiani, ai criteri del bando: avere cinque anni di esperienza nel ramo. Pagnan si è rivolto anche ai carabinieri.

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Pubblicato il 27 Ottobre 2001
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