“Ma quale scuola di teatro, vogliono solo cacciarci”

La Cgil invia una lettera all'amministrazione comunale

L’obiettivo dell’amministrazione comunale? Cacciare la Cgil da via Palestro. Un dispetto, un atto di prepotenza. Lo sostiene la camera del lavoro, che puntualizza, in una lettera pubblica, come il sindacato abbia offerto al comune una soluzione vantaggiosa per entrambi.

Com’è noto, il comune sta per iniziare i lavori di ristrutturazione del teatrino del popolo, vecchia gloria dell’arte locale, che occupa una parte del palazzo. Il comune sostiene che la Cgil deve andarsene per fare posto a una scuola di recitazione, e ha offerto due sistemazioni alternative rifiutate dal sindacato perché giudicate troppo anguste.

"Ma quanto serve a questa fantomatica scuola di recitazione?" scrive Valerio Zanolla, responsabile organizzativo della segreteria provinciale, "lo stabile senza il teatro è di quasi 800 metri quadrati più le cantine e il sottotetto, alla Camera del lavoro bastano poco più di 200 metri quadri. Rimarrebbero a disposizione della scuola di recitazione almeno 500 metri quadri. Sarebbero più che sufficienti – conclude Zanolla – se l’idea non fosse quella di cacciarci".
Il sindacato respinge anche l’idea che il suo rifiuto stia mettendo in pericolo il finanziamento pubblico ottenuto per il teatro. "E’ l’atteggiamento del vicesindaco che rischia di far perdere un finanziamento importante a danno dei gallaratesi" spiega Zanolla. Perché questa accusa a Paolo Caravati? Zanolla lo spiega così: "Il progetto comunale prevede il recupero del teatrino e i soldi ricevuti dal ministero servono per questo ma non sono sufficienti per risanare l’intero stabile. Una giunta che si dichiara liberista non dovrebbe respingere la proposta di un privato che si fa carico, con i propri soldi, di contribuire al recupero di un bene pubblico". Ma il comune non la pensa ovviamente così e reclama il suo diritto a disporre dello stabile. Un diritto acquisito dopo la seconda guerra mondiale, a seguito del passaggio del palazzo dal sindacato fascista al comune. Una trasformazione di proprietà che però, ricorda la Cgil, non può far dimenticare la realtà storica di quell’edificio, costruito dalla camera del lavoro nel 1921 e razziato dai fascisti nel 1922.

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Pubblicato il 20 Ottobre 2001
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