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Per un grande problema occorre una grande risposta. E’ questo ciò che pensano i sindacati riguardo alla crisi di Malpensa. Cgil-Cisl-Uil territoriale sono quindi decise ad andare avanti nella gestione di una partita ora più che mai dura: come uscire dalla stretta occupazionale dopo gli eventi dell’11 settembre. L’assemblea sindacale di tutti i delegati delle aziende di Malpensa (la prima del genere da quando esiste l’aeroporto) ha approvato un ordine del giorno che chiama in causa la politica: Regione e Provincia. Al Pirellone si chiede di dare vita a un tavolo con tutte le parti sociali per gestire la crisi, alla Provincia le organizzazioni chiedono invece di essere presente e di far sentire una risposta politica fronte a quanto sta accadendo (domani a villa Recalcati si terrà un incontro tra le parti sociali). Le paure. "L’impressione é che alcuni vettori vogliamo riparare alle proprie disfunzioni approfittando della situazione". Il responsabile di Malpensa della Uil, Liviero Zocchi, esprime una convinzione diffusa in molti lavoratori. Già nelle prime fasi delle trattative, dirigenti sindacali della nostra provincia riferirono questo tipo di preoccupazione. Lo spiega anche un altro delegato, questa volta della Cisl. "Con la guerra sta iniziando in maniera più veloce la ristrutturazione del settore e dei vettori che già prima era nell’aria". Una delle debolezze più forti dei lavoratori è che per molti contratti a rischio non vi sono ammortizzatori sociali a disposizione. Per Dario Ballotta, di Fit-Cisl, il dato sulle diminuzioni di voli é inquietante: 4mila aerei a terra su 12mila nel mondo. E poi, a turbare i sonni del sindacato c’é anche la "mancanza di un interlocutore credibile sul lato della sicurezza". Con l’attuale crisi vengono anche al pettine nodi antichi. "Malpensa é stato un grande esperimento di deregolamentazione – dice Flavio Nossa della Segreteria Cgil di Varese – pensiamo a tutte le cooperative che hanno lavorato in questi anni in appalto e di cui non si conosce la situazione contrattuale: vorrei che ripartissimo, ora, da un allargamento a tutti delle regole". Le soluzioni. Dagli interventi espressi si possono cogliere sfumature diverse ma identici umori di fondo. Quello che é emerso nella lunga discussione dei quadri sindacali é che Alitalia non può fare le valigie così, all’improvviso, senza un pronunciamento preciso delle istituzioni. Detto questo, però, c’é chi pensa che anche il sindacato debba fare le sua parte per governare la riorganizzazione produttiva di Malpensa perché la gravità della situazione é ineludibile (Dario Ballotta della Cisl). Dall’altra parte della barricata c’é chi invece, come alcuni delegati che hanno preso la parola, crede che sia giunto il momento di un "doveroso sciopero generale di tutto il settore". I sindacalisti della Demontis, azienda di catering controllata da Lufthansa, chiedono una manifestazione pubblica a Varese e a Milano, aprendo il filone della comunicazione del disagio. Argomento comuni a tutti: far sapere alla stampa e al paese cosa accade. E infine il dato nuovo emerso in questi giorni; la riunione e la consultazione di tutte le categorie di Malpensa: dagli impiegati di check-in alle commesse dei bar agli operai delle aziende di costruzione. Con una promessa: estendere l’unione di intenti. L’ordine del giorno. Si diceva della volontà di chiamare in causa la politica. Ivana Brunato, segretaria provinciale della Cgil, ha letto il documento approvato all’unanimità dall’assemblea. Tre i punti focali: coinvolgimento della Regione e della parti sociali a a quel livello, presenza della provincia di Varese in questo processo, e una postilla sul fatto che Malpensa é a Varese, impiega lavoratori per la maggior parte della provincia e pertanto, per il nostro territorio, é una questione sociale di cui non si può non occuparsi.
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