Scuole: mancano ancora 105 professori
Questa la situazione per gli istituti di primo e secondo grado ma dal Provveditorato assicurano: «La situazione è in continua evoluzione»
Giocare a briscola nelle ore di lezione. Succede all’Itis di Gazzada ma anche altrove.
Si chiamano "cattedre vacanti" ma nel gergo degli studenti diventano, di fatto, "ore buche", vale a dire ore durante le quali non succede nulla, niente di niente. Suona la campanella, ma dalla porta non entra nessun professore. E allora via libera alla fantasia: c’è chi si porta le carte e chi si ferma a parlare di donne e motori, in attesa che risuoni la campanella e si faccia davvero lezione.
Una situazione che può andare bene qualche giorno, forse qualche settimana ma poi pesa a tutti, anche a quegli studenti che proprio modello non si possono definire.
«Siamo a metà ottobre – scriveva uno studente dell’Itis di Gazzada – e le terze non ancora preso in mano i libri di alcune materie. E come arriveranno agli esami i ragazzi di quinta, con quale preparazione?». Tutte domande legittime che, però, non hanno facile, e soprattutto immediata, risposta.
Quante sono le cattedre vacanti oggi, 18 ottobre? Al provveditorato di Varese spiegano che la situazione delle nomine a tempo indeterminato cambia di ora in ora. Già questa mattina, ad esempio, era prevista una convocazione per il conferimento di alcune cattedre.
Professori mancano nelle scuole di primo e secondo grado un po’ in tutta la provincia. Nessun problema, invece, per quanto riguarda materne ed elementari, tutte le classi hanno un’ insegnante.
Nelle scuole di primo grado c’è un residuo di 48 posti, in quelle di secondo grado i posti disponibili sono ancora 57; il provveditorato fa sapere che entro il mese la situazione dovrebbe essere risolta.
Va anche detto, però, che non è facile monitorare lo stato delle cattedre vacanti considerato che i presidi si muovono in autonomia e in alcuni casi hanno provveduto a tamponare la mancanza di professori distribuendo le ore tra i docenti già titolari di cattedre. Certo, sono soluzioni provvisorie che non accontentano nessuno. Ma il provveditore Antonio Lupacchino lascia intendere che si tratterà di pazientare ancora qualche giorno e poi gli studenti potranno cominciare a studiare sul serio.
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