Sicurezza sul lavoro: siglato protocollo tra impresa e sindacato
Il Consorzio d'imprese Milani, che opera nel centro della città, e sindacati danno vita ad un protocollo d'intesa sulla sicurezza nei cantieri edili
La sicurezza sul lavoro segna un punto a suo vantaggio. Dopo la lunga serie di morti (sei dall’inizio dell’anno, di cui tre in cantieri edili), arriva un protocollo d’intesa firmato tra i sindacati e un grosso cantiere che opera nel centro di Busto Arsizio, fra via Milano e via Ponchielli. Artefici del protocollo i sindacalisti della Feneal Uil e della Filta Cisl da una parte; il Consorzio Milani, che raggruppa un certo numero di imprese costruttrici (una sola azienda in subappalto), dall’altra.
In teoria tutto sotto controllo e tutto alla luce del sole, con l’applicazione delle normative, che già esistono e sono tra le migliori in Europa. Questo protocollo potrebbe servire da esempio per altri cantieri e dare un suo contributo all’effettività delle norme, spesso disattese ad ogni livello, sia dai controllati che dai controllori.
L’effettività delle norme contro gli infortuni nei luoghi di lavoro è sempre stato il ventre molle di questa legislazione: personale insufficiente degli enti preposti ai controlli, aggiramento delle norme sulla sicurezza con l’introduzione di subappalti selvaggi, dati a imprese senza i requisiti richiesti dalla legge, padroncini improvvisati e cottimo da schiavitù, con impiego di manodopera in nero. Il protocollo siglato prevede che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza effettui periodicamente i controlli nel cantiere, verificando gli standard di applicazione della normativa.
La sicurezza nei luoghi di lavoro è una chimera inseguita per anni dai vari soggetti impegnati in questa lotta: dai sindacati, dalle categorie imprenditoriali, fino alle istituzioni (Asl, Comuni, Ispettorato del lavoro, Cassa edile). Non sempre però le risposte sono state adeguate, vuoi per mancanza di mezzi, vuoi per mancanza di una volontà politica precisa in questo senso.
Il protocollo d’intesa siglato a Busto Arsizio è certamente un punto di partenza importante nella lotta agli infortuni sul lavoro, ma non risolve il problema degli imprenditori improvvisati, veri cultori del subappalto deprezzato, dell’esercito delle partite iva, che non hanno caratteristiche tali da rientrare a pieno titolo nella definizione di imprenditore. Da ultimo non bisogna dimenticare i dati preoccupanti sul lavoro irregolare, forniti recentemente da una ricerca commissionata dalla Camera di Commercio alla Facoltà di sociologia dell’Università della Bicocca di Milano. Il fenomeno del lavoro irregolare a Varese assume tratti più marcati di quanto registrato nel resto della regione e a Milano. "In conclusione, – afferma il ricercatore – il lavoro nero è utilizzato da una quota rilevante di imprese – pari a oltre il 60%, prevalentemente di piccole e medio-piccole dimensioni", e, se si getta uno sguardo sui settori incriminati, il primato spetta ai cantieri edili. Questo dato è un segno tangibile che il lavoro da fare è ancora molto, in termini non solo repressivi, ma anche di cultura del lavoro, di formazione e di qualità imprenditoriale.
Questo protocollo è solo un buon inizio.
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