Brovelli: «L’inceneritore non è necessario. Ma a certe condizioni»
L’assessore provinciale all’ecologia espone i propri dati ai comitati riuniti per la lotta contro l’inceneritore. La differenziata diventa l'ago della bilancia
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Se in Provincia si raggiunge almeno il 55% di raccolta differenziata e si riesce anche a stabilizzare la produzione di rifiuti, il secondo inceneritore della provincia di Varese non serve, non sarebbe economicamente conveniente. Lo ha affermato ieri sera a Gornate Superiore Alvise Brovelli, assessore provinciale all’ecologia, durante la riunione organizzata dai "Comitati riuniti contro l’inceneritore". Si tratta della prima presa di posizione ufficiale della Provincia in merito alla questione. La decisione di collocare a Caronno Corbellaro il termodistruttore è stata congelata un anno fa circa dalla stessa Provincia. Da allora non si è più saputo nulla. Ieri sera l’assessore ha spiegato che si è in attesa di alcune mosse da parte della Regione Lombardia, in quanto si sta effettuando una revisione della legge 21/93 sui rifiuti. "Infatti – conclude Brovelli – in Lombardia sembra proprio vi sia una sovracapacità di termodistruzione e i nostri rifiuti in eccesso potrebbero essere bruciati da altre province”. Durante la serata sono stati esposti diversi dati. Fulvio Fagiani ha sottolineato l’inutilità del secondo inceneritore, mentre Brovelli ha spiegato le motivazioni che potrebbero portare la Provincia a decidere di costruire il secondo inceneritore. “Il dato più preoccupante è l’aumento della produzione di rifiuti – ha spiegato l’assessore – Ogni cittadino della provincia di Varese produce annualmente 500 chili di rifiuti. Dovremmo produrne 250. Dal 1999 questo grosso aumento di produzione rifiuti, nonostante la raccolta differenziata sia notevolmente cresciuta, vanifica tutti gli sforzi. Tale aumento è molto preoccupante ed è dovuto soprattutto al nostro benessere che ha portato il mondo occidentale a consumare prodotti usa e getta”. Secondo Brovelli, a essere ottimisti, si può raggiungere il 50%, ma i rifiuti residui devono pur essere smaltiti; da qui la possibile decisione di costruire l’inceneritore o di smaltirli altrove.
Il problema è quindi diventato la grossa produzione di rifiuti. Non è più sufficiente raggiungere quel famoso 35% cui si puntava tempo fa. La media dei 141 comuni della provincia è del 39% con i paesi del sud che hanno la media più alta, mentre quelli del nord con la media più bassa. Oggi, in provincia di Varese, un centinaio di comuni sono sotto il 40%. Altri, superano largamente questa percentuale, come Cassano Magnago che arriva persino al 72 odierno. Questo dato ha dimostrato l’inesattezza della teoria per la quale è difficile, in un paese di alta popolazione, superare il 60% in quanto, per andare oltre il 40, bisogna cominciare a raccogliere porta a porta i rifiuti organici. “Noi lo abbiamo fatto anni fa, e i risultati si vedono oggi – ha spiegato il sindaco di Cassano Uslenghi – Abbiamo speso molto, ma i nostri cittadini hanno imparato a differenziare. Solo una piccola percentuale dei nostri rifiuti va in discarica. Personalmente, sono per la raccolta differenziata spinta al massimo e voglio qui proporre un gruppo di lavoro che vada in tutti i comuni della provincia a spiegare come fare a raggiungere questo dato”.
“Sono otto anni che c’è l’amministrazione Ferrario, e sono sette anni e mezzo che cercate di cacciare da qualche parte questo termodistruttore – ha spiegato Mauro Cereda, presidente dei comitati riuniti rivolgendosi all’assessore Brovelli – Adesso siete per la raccolta dell’umido; mi fa piacere che ci siate arrivati, mi dispiace che ci siate arrivati solo negli ultimi mesi. È una proposta che andiamo avanti a dire da anni e alla quale non è mai arrivato nessun tipo di risposta”. Cereda ha poi raccolto la proposta del sindaco Uslenghi di formare un gruppo di lavoro itinerante; i primi comuni a essere toccati saranno quelli appartenenti ai comitati riuniti, poi si cercherà di passare anche al resto della provincia. “Per aggiungere un altro 10% di differenziata, basterebbe che la Provincia investisse i soldi dell’inceneritore in promozione al cittadino” ha concluso Cereda.
Quello che è comunque emerso dall’assemblea di ieri sera, alla quale hanno partecipato un centinaio di persone, è che la raccolta dell’organico richiede un grosso impegno da parte delle singole amministrazioni comunali. La soluzione è nel porta a porta. La produzione dei rifiuti è in costante aumento e per fronteggiarla bisogna sensibilizzare il singolo cittadino anche nella scelta di quello che compra al supermercato: cercare di scegliere i prodotti confezionato con il minor quantitativo di scarto possibile.
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