«Carnevali non è la Columbus»
Il sito del Carnevali e quello della Columbus: due cose indipendenti come spiegano i legali della società
| «Mario Carnevali non è la Columbus». Il sindacato rovina dell’Italia e la futura lista nera delle impiegate iscritte al sindacato una sua personalissima visione del mondo. I legali che assistono la casa di riposo di Cuvio sottolineano questa distinzione tra la società e il direttore (sedicente padrone della Columbus, stando alle parole del Carnevali stesso). La società è la New House srl, di cui il Carnevali è oggi un dipendente e socio minoritario. «Le sue considerazioni a questo riguardo – spiega Marco Mainetti, uno dei legali – sono state pubblicate sul suo sito personale che non ha nulla a che vedere con quello della Columbus». E le foto? «Sono state scattate con il consenso dei degenti, questo è un dato certo». Resta ancora da verificare il consenso a pubblicare le foto.
Un dipendente con originali manifestazioni di pensiero e un’interpretazione del tutto personale di quelli che nel suo sito definisce "avvenimenti simpatici" . Per il quale, spiega il legale ci sono stati dei richiami. «C’è stata una manifestazione di dissenso al fatto che utilizzasse il suo sito personale per comunicazioni che avessero a che fare con la casa di riposo, da qui l’invito della società ad usarlo solo per vicende personali, la Columbus ha fatto molto di più di quanto in suo potere per rimediare nell’ambito di questa vicenda». Eppure è in corso di giudizio la causa per condotta antisindacale, che avrà il suo epilogo fra qualche settimana. Quella causa che vede fra le parti la Cgil e la New House srl, per le presunte intimidazioni, espresse sempre nel sito del Carnevali, alle dipendenti che avrebbero voluto iscriversi al sindacato. «Da parte della società si ritiene che non ci sia alcuna condotta antisindacale, tra l’altro quell’avviso è stato tolto dal sito di Carnevali ed è stato sostituito con un comunicato di scuse che la società sostanzialmente gli ha imposto». Del tenore di questo comunicato il sindacato si sarebbe detto soddisfatto. Sono altre le questioni che avrebbero ostacolato una soluzione della causa. Che sia il famoso bollettino delle "stordite e mongole". Non sarebbe neppure oggetto di causa. «Le presunte offese a dipendenti – spiega Mainetti – dovrebbe vedere coinvolte direttamente le dipendenti, che invece non hanno agito legalmente, anzi alcune hanno già spiegato il modo singolare in cui nasce questa vicenda, in un contesto lavorativo per molti aspetti amichevole e confidenziale». Un divertimento e una invenzione tutta loro, nato nel clima lavorativo appena descritto. Del quale evidentemente non faceva parte l’impiegata che non ha gradito invece la crociata antisindacale del suo superiore, di essere finita sul suo sito internet e gli appellativi in uso nella bacheca sopra la timbratrice. |
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