Alcune domande al Dottor Guaitamacchi
L'intervento di Luigi Maffezzoli: «I problemi nazionali non possono diventare un impedimento alla concertazione locale»
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Ma se il confronto è finito, resta solo il conflitto! Non posso condividere le dichiarazioni del Presidente degli industriali di Legnano Guaitamacchi alla stampa. Lui stesso ammette che le imprese del territorio negli ultimi mesi hanno vissuto difficoltà, confermate anche dai dati del Centro per l’impiego che, dopo i risultati positivi del 2000, registrano un calo dell’occupazione, per ora non grave ma che suona come campanello d’allarme. Queste difficoltà richiedono dialogo oppure scontro sociale? La domanda è retorica, ma la risposta non è scontata. In una mia precedente dichiarazione affermavo che i problemi nazionali non possono diventare un impedimento alla concertazione e al dialogo sociale nel territorio. Lo ribadisco, ma le parole del Presidente dell’ALI sembrano dar ragione proprio a chi ritiene che il conflitto sia ormai da generalizzare. Le ragioni dello sciopero del 29 sono tutte sindacali. A livello nazionale si era avviato un confronto sul mercato del lavoro, leggi libro bianco, su cui vi erano da parte nostra critiche ma anche la disponibilità ad un dialogo a tutto campo. Se si è bloccato è perché, nella legge delega, all’ultimo momento, su pressione della Confindustria, è stata inserita la modifica all’articolo 18, che non era contemplata dalle oltre cento pagine del libro bianco. Chi ha posizioni ideologiche? Chi si sottrae al dialogo? Basterebbe che quel punto, inserito unilateralmente, venisse tolto dalla legge delega e il confronto potrebbe riprendere. Analoga la situazione per la previdenza. La decontribuzione non era, inizialmente prevista. Il sindacato aveva fatto proposte alternative, altrettanto efficaci, ma il ministro Maroni ha voluto inserirla nella legge delega, rilasciando dichiarazioni inequivocabili sulla volontà di ridurre il sistema pensionistico pubblico. Chi ha obiettivi politici? Il sindacato, la CISL, no! Lo sciopero si propone la modifica di decisioni che penalizzano i lavoratori. Senza retropensieri. Non ci proponiamo la caduta del governo ma la modifica di provvedimenti iniqui del governo. Per quanto riguarda il territorio, l’Ingegner Guaitamacchi ha ragione quando si lamenta degli scarsi risultati del Patto territoriale. Ma la responsabilità sta solo da una parte? Da mesi non si svolgono riunioni, le proposte, magari limitate uscite da qualche commissione, sono rimaste lettera morta. Ai mugugni non seguono comportamenti coerenti e il patto ristagna. Eppure ce ne sarebbe bisogno! In una società in rapida trasformazione, problemi come quelli dell’innovazione, della trasformazione del lavoro, dell’ambiente, della formazione continua, della partecipazione, del lavoro dei giovani, dell’integrazione degli immigrati, della mobilità professionale, e la lista potrebbe continuare, non riguardano solo gli addetti ai lavori ma interessano innanzitutto le parti sociali. Perché su questi temi il dialogo non può riprendere? Aspettiamo un’altra crisi grave per riparlare di coalizione? Le risorse, dell’obiettivo 2 e non solo, riguardano soltanto i singoli imprenditori o i singoli Municipi? Non sarebbe più virtuoso se i soggetti sociali, economici e istituzionali si ritrovassero e discutessero del loro utilizzo in base alle priorità del territorio? Credo che tutti dovremmo riflettere un po’ su queste domande. Le nostre risposte sono scontate. Attendiamo quelle delle altre parti sociali. La CISL non desisterà a richiedere che la concertazione locale riprenda. Il Dottor Guaitamacchi dice che siamo poco rappresentativi. Senza polemica gli ricordo che anche lo scorso anno, nel territorio Altomilanese, la nostra organizzazione ha aumentato i suoi associati, sia tra i lavoratori che tra i pensionati. Se ritiene che il dialogo possa esaurirsi per l’estinzione di uno dei contraenti, dovrà attendere a lungo!
Luigi Maffezzoli Segretario generale |
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