“La scuola deve cambiare, ma non in peggio”

Parla Ulisse uno degli studenti protagonisti della contestazione. Vogliamo una scuola che formi una coscienza critica

"Mentre nelle grandi città è una tradizione, a Varese l’occupazione era un tabù" è soddisfatto Ulisse, rappresentante dell’istituto Itpa Casula e membro del collettivo provinciale. L’andamento dell’agitazione con ben sei istituti occupati e gli altri in autogestione è un risultato straordinario: "Si vede che siamo veramente determinati. Non si tratta di un gioco o di una bravata. Vogliamo una scuola che ci faccia crescere."
Nel vostro striscione affermate che la scuola "non deve"  cambiare. Ciò vuol dire che vi va bene questo sistema?
– No, i cambiamenti, però, devono essere in meglio.

E cioè?
– Chiediamo una scuola che formi una coscienza critica, che ci faccia crescere consapevoli della nostra vita.

Cosa non vi piace del progetto di riforma Moratti?
– I punti sono tanti. Ciò che noi vogliamo è essere ascoltati. Chiunque studi il nostro futuro, deve tener conto delle nostre richieste ed esigenze, perchè noi non siamo contestatori plagiati ed antigovernativi a priori. 

Quindi come deve essere secondo voi la scuola di domani?
– Non deve essere classista. Vogliamo che vengano superate le differenze economiche e sociali, dando al singolo studente la possibilità di  proseguire gli studi anche ai massimi livelli.  A ciò si aggancia la promozione del diritto allo studio: chiediamo forme di assistenza alle famiglie in difficoltà per quanto riguarda l’acquisto dei libri di testo o i trasporti.

E per quanto riguarda la divisione dei cicli, avete una proposta?
– Ciò che vorremmo è la possibilità di passare da una scuola all’altra durante il biennio della scuola secondaria superiore. Ciò eviterebbe che lo studente si penta troppo tardi delle sue scelte, concedendogli il tempo di riflettere e di sperimentare. Al termine del ciclo di studi, poi, si deve ottenere un titolo. Troviamo assurdo l’obbligo attuale di frequentare comunque un anno di scuola superiore.

E circa i professori?
Chiediamo maggior autonomia per i docenti, che devono essere liberi di stabilire i propri piani di lavoro, all’interno, però, di alcuni principi fondamentali e di alcuni argomenti assolutamente indispensabili per la nostra formazione. Per esempio alcuni autori contemporanei o alcuni fatti storici recenti non deveono assolutamente mancare dal programma. Tale libertà, comunque, deve essere bilanciata da un controllo didattico più severo, per impedire che persone incompetenti vengano poste sullo stesso piano di colleghi preparati. Sosteniamo l’indispensabilità dell’aggiornamento dei professori e auspichiamo che vengano previsti comunque controlli per assicurare la qualità del servizio educativo.

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Pubblicato il 17 Gennaio 2002
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