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Li hanno ritratti come la banda bassotti: Maroni che salta gigione su tappeto di contanti, Sirchia con in mano bigliettoni, Tremonti che stringe mazzette con la stessa forza e il viso contratto di quando annunciò il mai dimostrato buco nelle finanze pubbliche, Letizia Moratti che ride e fa evoluzioni con le braccia ma non stringe nulla di sostanza e, naturalmente, Silvio Berlusconi che incassa denaro in un sacco, lo spinge e intanto ci guarda, ci parla e magari pure ci convince. «Un volantino con una dose massiccia di buone ragioni» dicono i sindacati, per andare il 29 gennaio in piazza contro le leggi delega che il governo intende attuare sullo statuto dei lavoratori, sulle pensioni, sull’equità fiscale e sulla scuola. Un pamphlet che da oggi comincerà a circolare in tutti i luoghi di lavoro della provincia di Varese. Con un attivo unitario all’istituto Aloisianum di Gallarate, Cgil-Cisl-Uil hanno iniziato la campagna di mobilitazione, per portare anche a Varese i lavoratori in piazza. Quattro ore di sciopero generale e un corteo che, simbolicamente, passa dalle sedi delle organizzazioni dei datori di lavoro e si conclude con un presidio davanti all’Univa, sezione locale di Confindustria. A Roma i tre sindacati ritrovano l’unità e a Varese ne sono ben contenti, in una provincia piena di lavoro e di lavoratori dove quella tensione unitaria non era mai venuta meno. Ivana Brunato, segretario generale provinciale della Cgil e Sergio Moia, segretario di Cisl Varese Laghi, hanno parlato davanti a una platea di delegati del settore chimico, rappresentati anche da Capele della Uil. Mobilitazione e procedure organizzative sono state al centro del dibattito, ma sono state anche ribadite le ragioni dello scontro. A partire dal supposto dialogo offerto dal ministro Maroni. Suggerito nelle dichiarazioni ai giornali ma nei fatti negato con la fine della concertazione. «Il governo ha detto che si siederà al tavolo con noi ma che poi farà come ha deciso» ha spiegato Ivana Brunato. E allora dove sta il dialogo e la collaborazione, se da un tavolo di confronto non se ne esce con una posizione di mediazione tra le parti? Fine della concertazione, ritorno della piazza. A Varese era da tempo che i sindacati uniti non decidevano una iniziativa forte a sostegno di uno sciopero generale. Si gioca una partita importante. Cgil-Cisl-Uil contano di portare a manifestare molti iscritti, ma anche giovani, associazioni, e poi gli studenti, in questi giorni in fermento. «Stiamo assistendo a un ritorno di protagonismo dei ragazzi» dice Sergio Moia. «E un fenomeno interessante perché, nei luoghi di lavoro, si tratta per lo più di precari». Reddito, previdenza, licenziamenti non sono dunque parole così lontane dai problemi dei giovani. E di fronte a nuova possibile schiera di teen-agers dal volto umano tornano anche i problemi della scuola. L’aria che si respira, per molti, è cupa ma frizzante: è in gioco una fetta di futuro, chi è giovane lo ha capito. Per il Governo la scelta giusta sta nell’apertura del mercato del lavoro. Per i sindacati si tratta solo di un favore a Confindustria e di un costo a danno dei più deboli. Privatizzare, smobilitare, magari a parità di potere d’acquisto dei salari: chi c’è c’è, chi non c’è farà da sé. E per chi è senza troppi soldi, l’idea fa solo rabbrividire. Per gli altri è musica maestro.
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