Estorcono danaro al dipendente: agli arresti imprenditrice e dirigente

L'operaio stava scontando una pena detentiva in regime di semilibertà: di giorno lavorava come metalmeccanico e alla sera rientrava in carcere

Un’imprenditrice di Busto Arsizio e un dirigente della stessa azienda che opera nel settore metalmeccanico sono stati arrestati con l’accusa di estorsione ai danni di un dipendente.
L’arresto è avvenuto tre giorni fa ma solo oggi gli inquirenti ne hanno dato notizia. Il tutto è avvenuto grazie alla denuncia dello stesso dipendente, un uomo di origine magrebina e in regime di semilibertà: sta scontando una pena detentiva per reati collegati agli stupefacenti per la quale il giudice aveva stabilito la possibilità di un reintegro nella società grazie ad un impiego nel mondo del lavorativo. Così l’uomo lavorava di giorno, per rientrare nel carcere di Busto Arsizio la sera.

Sta di fatto che il dipendente fin dai primi giorni di lavoro ha dovuto convivere con le presunte angherie del datore di lavoro: non solo la firma di una lettera di dimissioni "in bianco", ma addirittura l’obbligo di lasciare il 50% dello stipendio allo stesso datore di lavoro. Sembra che dopo qualche tempo la proprietaria della fabbrica, non paga del regime "particolare" cui faceva sottostare il rapporto di lavoro col dipendente, ha preteso che i tre quarti dello stipendio del dipendente rimanessero nelle sue mani: circa 600 euro al mese.
Dopo la denuncia, prima alle autorità carcerarie, poi alle forze dell’ordine è scattata l’operazione: al momento del pagamento dello stipendio alcuni agenti in borghese hanno fatto irruzione negli uffici: sono scattate le manette per la titolare della fabbrica e un dirigente, che sono attualmente agli arresti domiciliari.


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Pubblicato il 14 Marzo 2002
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