«Bossi è la Lega e la Lega è Bossi»
Riprendiamo un'intervista fatta ad Antonio Marano nel maggio del 1997
Nel maggio del 1997 Il circolino realizzò uno speciale tutto sulla Lega. L’idea era quella di analizzare il fenomeno di una crescita elettorale e di consensi studiando il leader maximo, Umberto Bossi, attraverso la lettura dei suoi "fedelissimi". La prima esperienza di governo, il primo Berlusconi, era naufragata in pochi mesi. Bossi lanciò il progetto della secessione e Marano, che era stato eletto deputato nel 1994 e aveva ricoperto l’incarico di sottosegretario, lasciò a "malincuore" il Carroccio. È interessante l’analisi che il neo direttore della seconda rete Rai fa della Lega, ma soprattutto di Bossi.
Antonio Marano, già sottosegretario alle poste, ex leghista non spara sulle camicie verdi. C’era chi lo dava per responsabile della comunicazione del Ppi, ma lui smentisce.
«Non sono passato al Ppi. Sono solo il consulente di Cecchi Gori per le televisioni. Ho votato Ulivo e ho deciso di uscire dalla Lega quando da federalista è diventata secessionista e indipendentista. Chi non era d’accordo con Bossi è stato segato, anche se inizialmente Umberto aveva garantito che pur essendo federalisti si poteva rimanere nella Lega. Se la Lega dovesse tornare a essere federalista, rientrerei nel movimento. La secessione è figlia dell’ignoranza. Ignoranza di chi non sa cosa accade fuori da casa sua».
Agli occhi di chi lo ha conosciuto il senatur appare come un mito.
«La Lega – taglia corto Marano – è Bossi. Bossi è la Lega. È lui che decide tutto non ci sono santi. Sulla secessione Umberto ha ragione dal suo punto di vista. In questo momento la Lega non può avere al suo interno posizioni differenti. Se c’è un partito leninista in Italia oggi è proprio la Lega. Perché è un partito rivoluzionario. Questo è l’unico modo per vincere la partita».
Ma cosa alimenta il fuoco della secessione?
«La secessione in realtà non ha futuro, mentre la Lega ha diverse prospettive. Oggi l’idea di secessione è alimentata dallo scontento e dalla rabbia sociale. Ma entrando in Europa la secessione diventa impossibile. Io penso che si debba entrare in Europa. Magari senza camicia ma bisogna entrare».
Il discorso torna su Bossi.
«L’ho conosciuto nell’85. Spesso era qui da me. La sua caratteristica principale è quella di avere un fiuto eccezionale. Ha sempre previsto tutto. In Italia ci sono due grandi politici Bossi e D’Alema. Della Lega mi attirò l’idea di poter cambiare il Paese. Erano i tempi di Andreotti e Craxi. Eri costretto a subire angherie infinite. La Lega in quella situazione è stata una speranza di cambiamento. Bossi è riuscito a catalizzare lo scontento sociale».
Marano non racconta i retroscena di quando era nella Lega: «Puoi cambiare squadra ma se sei un professionista, quello che accade negli spogliatoi non lo racconti», spiega.
Poi conclude la sua analisi.
«La vera forza della Lega sta tutta nella imbecillità degli altri: Polo e Ulivo. Bossi tra i due poli vive benissimo».
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