Bossi, forse, ancora non ha deciso

A quaranta giorni dalle elezioni amministrative il centro destra non ha ancora i candidati delle principali città e della Provincia

Se non fosse che con ogni probabilità i candidati del centrodestra saranno le guide delle prossime amministrazioni, potremmo dire che sono fatti loro quanto sta succedendo. Ancora ieri sera c’è stata un’altra fumata nera. Quando sembrava che i giochi fossero vicini alla conclusione tutto è stato rimesso in discussione. Lo scellerato accordo tra Berlusconi e Bossi che fa del Varesotto una terra franca per la Lega sta producendo effetti evidenti a chiunque non sia accecato da un fanatismo accecante. A Varese le quattro forze politiche, Lega, Forza Italia, Ccd-Cdu-Democrazia Europea e Alleanza nazionale, non fanno neppure incontri almeno per salvare la faccia. Gli azzurri, un partito che alle elezioni politiche ha raccolto oltre un terzo dell’elettorato sono in uno stato di catalessi assoluta in attesa che il Vate sciolga le riserve. Ma quali sono queste riserve. I cadreghini, ecco cosa sono. Se Fumagalli non sarà ricandidato, bella riconoscenza, ma i dissapori con una parte della base leghista non sono misteri per nessuno, occorre trovargli un posto. Ma alla Provincia non può andare, neanche a parlarne di Busto. Poi c’è il dilemma di Bonomi. L’ex presidente della Sea non fa misteri di gradire di arrivare a Palazzo Estense, ma un pezzo grosso del Carroccio non gradisce. E giù discussioni. Poi c’è la nascitura holding delle municipalizzate dove dovrebbe trovare posto al massimo vertice Massimo Ferrario. Il tutto condito con un pizzico di suspence che non guasta. Peccato che a Milano o peggio a Roma queste cose le sta facendo e decidendo non “la porcilaia fascista” o “il mafioso di Arcore” come amava definirli lo stesso che oggi ha centralizzato anche le decisioni su chi cambia carta igienica e saponette a Palazzo Estense.
Questa è la politica, diranno alcuni. Certo! Si sa da tempo che questa è la politica, ma allora perché votare per la Lega. Questo partito chiude gli uffici dedicati ai problemi degli immigrati. Uffici che non costano nulla, ma che risolvono un bel po’ di problemi ed evitano code estenuanti a quegli stessi sportelli dove vanno i varesini. Oppure sono gli stessi che non voglio che gli stranieri abbiano ambulatori sanitari ad hoc e così va a finire come sopra. Chi fa spallette e non ci creda vada la mattina in Questura e veda cosa accade a causa di un insufficiente ufficio stranieri. Che lo si voglia o no quando i problemi esistono vanno affrontati con pragmatismo e senso di responsabilità. Almeno per quanti non fanno della solidarietà un proprio cavallo di battaglia. Allora morto e defunto il federalismo, quello vero, che resta in mano a Bossi? Posti di potere, meglio quelli dove si possono riannodare i vecchi sistemi clientelari. Purtroppo per differenziarsi l’anima “pura” della Lega, quella legata a Binelli, per intenderci, è costretta a prendere posizioni antisociali terribili. È quella stessa ala che teme però ai vertici del partito e delle città personaggi troppo vicini al resto del centrodestra che potrebbero annebbiare il buon vino leghista e farsi facilmente prendere da particolari interessi.  E così, per mettere insieme pezzi di puzzle, che forse nemmeno le vecchie correnti democristiane erano stati capaci di differenziarsi, Bossi tiene stretto il potere totale. Alla faccia del federalismo e, soprattutto della democrazia.

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Pubblicato il 17 Aprile 2002
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