«La rete non è mai stata neutrale»: Matteo Flora racconta il “tradimento” di Internet a Castronno
Sognata come un'utopia di libertà, Internet è finita nelle mani di un manipolo di persone. L'IA pone nuove inquietudini, dai sistemi che decidono le guerre ai contenuti che spostano il dibattito online. «Il codice è legge. Chi lo scrive, decide come funzionerà il sistema e i valori che verranno applicati»
Internet avrebbe dovuto rendere tutti più liberi, ma quell’ideale ha lasciato posto a una rete dominata da un gruppo ristretto di persone, in cui gli algoritmi e – oggi – l’intelligenza artificiale agiscono con la stessa fredda efficienza sia quando si utilizzano i dati degli utenti per proporre pubblicità più personalizzate, sia quando si lancia un missile nel cuore di una città.
Uno scenario complesso e inquietante che fonde tecnologia, filosofia e geopolitica, e dentro al quale Matteo Flora ha accompagnato il pubblico di Materia – lo spazio culturale di VareseNews a Castronno – venerdì 13 marzo in occasione dell’ultimo appuntamento di Filosofarti.
La rete, da utopia democratica al potere delle piattaforme
Quando è arrivato, Internet ha portato con sé un sogno: creare un’utopia in cui «i vecchi giganti di carne e acciaio» avrebbero lasciato lo spazio ai nuovi navigatori del cyberspazio. Questo mondo virtuale appariva agli occhi dei suoi primi esploratori come un oceano da esplorare liberamente, in cui ogni isola era alla pari delle altre.
«Internet – ha spiegato Flora – nasce con un obiettivo molto chiaro: democratizzare l’informazione, rendere tutti connessi e allo stesso livello». Ma quel modello, secondo l’analista, si è progressivamente incrinato – o meglio – nella realtà non sarebbe mai esistito. «La rete doveva essere orizzontale. Oggi invece l’informazione passa sempre più attraverso piattaforme centralizzate che esercitano un potere enorme sulle nostre vite e sulla nostra libertà».
Algoritmi, dati e capitalismo della sorveglianza
Flora ha illuminato i legami che collegano tecnologia, economia e politica citando alcuni dei principali studiosi del rapporto tra digitale e società, da Lawrence Lessig a Cathy O’Neil, fino a Shoshana Zuboff. Ma il punto centrale del suo ragionamento è uno: gli algoritmi non sono neutrali.
«Il codice è legge – ha ricordato Flora citando Lessig –. Chi scrive il codice decide come funzionerà il sistema e quindi quali valori verranno applicati».
Secondo l’analista, l’economia digitale contemporanea si fonda su un modello preciso: l’estrazione dei dati. «I nostri comportamenti online diventano materia prima. Vengono raccolti, analizzati e venduti. Non è un incidente: è il cuore del modello economico delle piattaforme».
Un sistema che la studiosa Shoshana Zuboff ha definito “capitalismo della sorveglianza”, in cui le grandi aziende tecnologiche costruiscono modelli predittivi basati sui dati degli utenti. «Quando le nostre scelte – ha sottolineato Flora – vengono predette da un algoritmo, allora perdiamo il possesso del nostro futuro».
Guerra e pubblicità: stessa tecnologia, obiettivi diversi
La riflessione ha quindi virato sull’aspetto – al momento – più inquietante: l’utilizzo di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale in ambito bellico e nella sorveglianza della popolazione.
Flora ha raccontato come sistemi di intelligenza artificiale e analisi dei dati possano essere utilizzati per identificare bersagli e prendere decisioni operative in tempi rapidissimi. «La pipeline è la stessa – ha spiegato –: raccolgo dati, analizzo pattern, faccio previsioni e agisco. Nel marketing l’obiettivo è far arrivare una pubblicità sul tuo dispositivo. In guerra è dirigere un missile su un bersaglio».
La battaglia delle narrazioni
Secondo Flora, il problema riguarda anche il modo in cui si formano le opinioni pubbliche. Tra algoritmi, social network e intelligenza artificiale, le informazioni circolano sempre più dentro bolle informative che rafforzano convinzioni e polarizzazioni. «La realtà è un oggetto socialmente negoziato – ha spiegato –. Se non presidiamo le narrazioni, lo farà qualcun altro».
Per questo, secondo il divulgatore, serviranno nuove figure capaci di interpretare e governare questi processi: «architetti della realtà», professionisti in grado di comprendere l’intreccio tra tecnologia, comunicazione e società.
Il nodo e la rete
Questo è stato quindi il messaggio al centro della serata: «La neutralità della rete – ha affermato Flora – è stata sempre un ideale, ma nella realtà non è mai esistita».
«La tecnologia non è né buona né cattiva – ha precisato Flora – ma non è nemmeno neutrale. La vera domanda è: chi decide i valori che guidano il codice?».
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