Dopo mille problemi, è arrivata la serenità
Da nove anni in Italia ha vissuto nella clandestinità adattandosi a condizioni di vita pesanti. Superati molti problemi, oggi è un uomo rispettabile e sta pensando di stabilirsi nel nostro paese
| Da nove anni si trova nel nostro paese, ma solo da tre è regolare. Omar, senegalese, oggi cammina a testa alta ma la sua gavetta è stata lunga. Appena giunto in Italia non ha faticato a trovare lavoro: un’occupazione in nero a 4.000 lire all’ora: «Producevamo lettini da mare – ricorda Omar – La ditta risultava essere al di sotto dei 15 dipendenti, ma in effetti eravamo 57 di cui 32 stranieri. Lavoravamo soprattutto di notte.» In quei sei anni, Omar è rimasto vittima di due gravi incidenti sul lavoro: «Chiaramente non potevo denunciare nulla della mia situazione. Al pronto soccorso dell’ospedale venivo accompagnato da un uomo di fiducia del titolare che controllava quello che dicevo ai medici.» Per Omar sono stati anni d’inferno: «Con i colleghi andava tutto bene, ma i rapporti con il padrone erano pessimi. Chi alzava un po’ la voce per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, per esempio la liquidazione, riceveva come risposta minacce di morte.» La svolta per Omar è arrivata nel 1998. Grazie alla "legge Dini" riesce ad approfittare della sanatoria. Diventato "regolare", Omar decide di concedersi una vacanza a casa: «La mia richiesta di ferie nel mese di agosto, però, non è piaciuta al titolare. Ha minacciato che se fossi partito non avrei più trovato il lavoro. Io non mi sono fatto intimorire e, anzi, l’ho pregato di prepararmi tutte le carte per il licenziamento. Allora ha cercato di ammorbidire la posizione, offrendomi il posto in cambio della rinuncia alla ferie pagate e alla tredicesima. Io, però, non avevo paura di perdere il posto di lavoro e sono stato inamovibile.» Una volta licenziato, Omar trova lavoro in un’azienda che gli promette una paga di un milione e mezzo al mese per otto ore di lavoro ma senza assunzione. Omar, allora, finisce a Legnano in una ditta di ponteggi: «Il lavoro era buono: in regola e a tempo indeterminato. Ma si facevano molti straordinari gratuitamente. Il vero problema, però, era il rapporto con gli altri colleghi: c’era troppo razzismo. Ho avuto apprendisti che si sono rifiutati di prendere ordini da me, inoltre mi veniva sempre affidata la squadra con gli elementi peggiori. Quando, poi, gli affari hanno cominciato ad andar male, la figlia del capo mi ha chiamato nell’ufficio ordinandomi di firmare le dimissioni. Io mi sono rifiutato e da quel momento i rapporti si sono incrinati del tutto. Alla fine ho ceduto.» Oggi Omar è finalmente sereno: ha trovato un lavoro che gli piace e dove si trova bene, nonostante qualche battibecco con giovani colleghi. Ha portato qui la sua famiglia, la moglie e un figlio: «Prima pensavo di ritornare in Senegal. Ma le cose stanno girando bene e sto pensando seriamente di stabilirmi qui per sempre. Se mi volto indietro vedo molte difficoltà: ma in fondo ero preparato. Quando arrivi in un paese nuovo sai che la strada sarà in salita. Hai due esigenze primarie da soddisfare: la fame e la stanchezza. Superati questi due scogli, la felicità arriva da sola. E, come nel mio caso, può diventare serenità.» |
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