L’afa mette in ginocchio il Pronto Soccorso

Una cittadina colpita da malore nel fine settimana racconta la propria avventura all'ospedale cittadino

riceviamo e pubblichiamo

Venerdì, 21 Giugno 2002, ore 15:00, il caldo non dà tregua. La sala d’aspetto del Pronto Soccorso è gremita di persone stremate dall’afa e naturalmente dai malesseri che ne derivano, le porte sono spalancate ma non tira un filo d’aria.

Quando ci si affida al pronto soccorso dell’ospedale di Tradate bisogna animarsi di tanta pazienza perché si sa, la celerità non è propriamente il suo tratto distintivo, ma doversi subire ore di attesa in condizioni così disagiate mi sembra davvero inaccettabile.

Cali di pressione, affanno e debolezza sono solo un piccolo esempio di tutti i problemi che questo caldo inusuale può causare (Scusate ma non sono un medico), eppure questo piccolissimo dettaglio non sembra allarmare i diretti responsabili. Mi chiedo se una nonnina ansimante o chiunque altro si trovi a subire questa inutile sofferenza non sia un motivo più che valido per spronare chi di dovere a prendere dei provvedimenti al riguardo?

E’ pur vero che l’afa, se siamo fortunati, ci affligge uno, massimo due mesi all’anno, ma mi duole ammetterlo, la mancanza di un buon sistema di condizionamento è solo una delle tante lacune che possiamo umanamente notare (Ottimismo a parte). Perché non citare il caro amico campanello che avremo sicuramente usato in qualche sfortunata occasione; quante volte abbiamo aspettato invano, nella speranza di veder comparire qualche infermiere o qualcuno con cui poter conferire? E magari per sentirsi dire: "Si sieda e aspetti il suo turno", anche quando non ti senti bene e hai bisogno di un aiuto immediato. I casi urgenti hanno la precedenza, e su questo non si discute, ma sarebbe necessaria la presenza di qualche medico in più e una struttura più adeguata, che possa accogliere più di due o tre pazienti.

Chiunque si rechi al pronto Soccorso ha bisogno di aiuto e si aspetta di ricevere un servizio che gli è dovuto, più o meno grave sia il motivo per cui vi si è recato. Spesso la gente è spaventata, innervosita dall’attesa e vorrebbe essere trattata con un po’ di umanità e, perché no, di educazione.

In realtà non è sempre così, ma si sa, non si può avere tutto dalla vita, e anche il personale è fatto di carne e ossa e si trova a dover gestire una struttura mal funzionante; ci affidiamo allora ai volontari, che, anime nobili, ci sostengono con il loro buon cuore e con disponibilità, sebbene sia importante ricordare che, una volta varcata la soglia del P.S noi siamo soltanto un numero.

A chi possiamo attribuire questi disagi? All’afa che ci ha dato alla testa, o ad un’ennesima struttura regionale che necessita di qualche " piccolo " accorgimento? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Pubblicato il 25 Giugno 2002
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