Borgomaneri, sì definitivo al centro commerciale

Via libera al progetto. Entro 18 mesi il privato finanzierà la nuova galleria d'arte

Arte e commercio nel futuro della città. Via libera al centro commerciale in via Vespucci e così si sblocca il finanziamento per la costruzione della nuova galleria d’arte. E’ Finita dunque la conferenza dei servizi sulla trasformazione dell’ex manifattura Borgomaneri. Coppa di champagne per il privato, l’immobiliare Venegoni, che dopo molte incertezze e qualche polemica sul cambiamento di destinazione d’uso si porta a casa 6.295 metri quadrati, di cui 1.285 per il settore alimentare e 5.010 per altri servizi. Al brindisi partecipa però anche il vicesindaco Paolo Caravati, che ha seguito personalmente tutto l’iter. Alla convenzione con l’immobiliare Venegoni sono infatti legati alcuni progetti importanti per la città. Il più importante è certamente la Civica galleria di arte moderna, per la quale sono destinati 2 miliardi e 400 milioni di vecchie lire. I tempi sono strettissimi: la convenzione stabilisce che la Venegoni garantisca, tramite fideiussione ed entro 18 mesi dal rilascio della concessione, l’inizio delle opere. 
«E’ un intervento che va a riqualificare un’area industriale  oramai abbandonata – spiega Caravati – e offre all’amministrazione comunale 5 miliardi e 635 milioni di vecchie lire. L’approvazione – sottolinea anche il vicesindaco – è intervenuta dopo che la proprietà, a seguito di uno studio della Liuc di Castellanza, si è resa disponibile ad attuare opere viabilistiche per migliorare la circolazione nella zona. L’intervento più importante riguarda la realizzazione di quattro corsie tra viale Lombardia e via Vespucci.
Il comune si è garantito anche opere di arredo urbano (400 milioni di lire), il pagamento del concorso di idee per l’arredo urbano dei centri storici (100 miloni), e le citate opere viabilistiche (400 milioni di lire).
La vicenda Borgomaneri si trascina dal 1998. Un immobile industriale che diventò commerciale e residenziale. Le opposizioni politiche di allora sostennero che il valore dell’immobile sarebbe passato da 5 a 50 miliardi e accusarono la giunta Greco di favoritismi al privato. L’ultimo affondo contro il progetto, già duramente osteggiato dall’Ascom, venne da un esposto di alcuni cittadini alla Soprintendenza alla belle arti di Milano. Altri ritardi furono dovuti al cambio della normativa sul commercio. Ora la partita è chiusa. Gallarate ha un nuovo centro commerciale e un mucchietto di soldi per la galleria d’arte bis.

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Pubblicato il 23 Luglio 2002
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