Lavoro nero, il coraggio di combatterlo

Domenico Lumastro (Fillea Cgil): non servono nuove normative basterebbe l’applicazione rigorosa di quelle già esistenti

Nei giorni scorsi sulla stampa locale, anche  in relazione ai fatti scoperti dalla squadra mobile di Varese in una nota azienda metalmeccanica di Malnate, si è riaccesa l’attenzione sul tema del lavoro nero.

Tema rilevante sul quale occorre insistere. 

La presenza molto estesa di lavoro irregolare che colpisce in modo più evidente l’edilizia, ma che è presente anche nel resto dei comparti dell’economia, produce nei fatti evasione contributiva e fiscale, pesanti disfunzioni nel mercato del lavoro, una distorsione nei processi economici, maggiori incidenti e rischi per la salute nei luoghi di lavoro. Il lavoro nero dilaga, l’intermediazione di manodopera da parte di elementi poco raccomandabili funziona egregiamente. E, purtroppo, sono molti gli imprenditori che considerano, soprattutto se extracomunitari, le persone come fossero una merce di cui disporre a proprio piacimento, da usare, maltrattare, e “licenziare” senza temere conseguenze.

La necessità di combattere il lavoro nero proviene anzitutto dal fatto che alimenta una cultura estesa della illegalità che non bisogna sottovalutare e dalle conseguenze che questo può determinare: le finanze pubbliche risentono di consistenti perdite di gettito fiscale e di contributi sociali e tutto ciò si ripercuote sui servizi pubblici, finanziati dalle tasse, riducendone qualità e quantità.

La diffusione del lavoro nero ed irregolare determina, inoltre, indebite situazioni di alterazioni della concorrenza nel confronto delle imprese che utilizzano lavoro regolare.

Come combatterlo?

E’ evidente che fin quando ci sarà una domanda di illegalità da parte di sedicenti “imprenditori” ci sarà un’offerta di lavoro in nero.

Di fronte a questa realtà non servono nuove normative basterebbe l’applicazione rigorosa di quelle già esistenti e la messa in atto di tutti gli strumenti di prevenzione e di penalizzazione del fenomeno.

Invece assistiamo sempre più spesso all’atteggiamento del Governo che intende premiare chi ha utilizzato il lavoro nero. Se questi “imprenditori” che si sono arricchiti sfruttando in modo indegno le persone sono favoriti con leggi che li garantiscono anche per il futuro (addirittura si proponeva l’esonero dell’art.18), è evidente che molti imprenditori in regola pensano che sia più conveniente per loro utilizzare lavoro in nero.

A mio parere occorre una maggiore capacità di aggredire l’economia sommersa è ciò si ottiene tanto più se si aumenta la capacità di leggere alcuni dati economici e dall’incremento dei controlli. La conferma viene dai dati delle ispezioni. I pochi controlli che sono attuati, dagli Enti preposti, trovano due su tre imprese con lavoratori in nero.

I servizi ispettivi territoriali sono carenti di mezzi e uomini, ma spesso ciò diventa un alibi a non realizzare controlli per far emergere e reprimere il fenomeno dilagante del lavoro nero e illegale. Non ci sono leggi che tengono. Puoi minacciare le pene che vuoi ma chi ha margini elevati di profitto devi coglierlo con le mani nel sacco per fargli cambiare idea.

 Ad esempio perché non s’indaga su tutti gli infortuni che accadono nel 1° giorno di lavoro per capire quanti di questi avevano un rapporto di lavoro precedente?

Le vittime sono purtroppo sempre le stesse: i lavoratori costretti tante volte con il ricatto ad accettare lavoro illegale ed insicuro.

Emerge con nettezza l’esigenza di una politica d’intervento locale più efficace per la conoscenza della diffusione del fenomeno e per la messa in campo di interventi di contrasto necessari.

Vi dovrebbe essere una generale consapevolezza da parte di tutti i soggetti, che questo problema è da rimuovere e che per ottenere ciò servono azioni convergenti e comuni. Invece si ha nettamente l’impressione che questa consapevolezza non ci sia. Anzi, si prende a riferimento il lavoro sommerso ed irregolare per richiedere maggiore e ingiustificata flessibilità tesa ad abbassare il livello dei diritti. In tal senso, gli imprenditori e le loro associazioni, dimostrino con i fatti e non con le parole che si lavora per consegnare un sistema produttivo sano, che si compete onestamente e che si ha a cuore i diritti delle persone.

Le associazioni espellano ad esempio quelle imprese che permettono nei loro cantieri e nelle fabbriche la presenza del lavoro irregolare oppure li proteggono?

A Varese ci sono enormi ritardi e visibili inadempienze auspichiamo che ognuno faccia la propria parte la Fillea-Cgil su questo fronte non intende tirarsi indietro.

 

 Domenico Lumastro 

Segretario responsabile Fillea-Cgil Varese

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 22 Luglio 2002
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.