Maggioranza piglia tutto. E i controlli?

In un comunicato la Margherita stigmatizza il comportamento della Casa delle Libertà che si è attribuita ogni carica istituzionale

Riceviamo e pubblichiamo

In seguito ai risultati elettorali, la Casa delle Libertà ha dato il via, negli Enti Locali in cui si è affermata, alla costituzione di Giunte omogenee, essendo pacifico il diritto della maggioranza a governare. In un eccesso di entusiasmo si è anche attribuita, nei principali Comuni e nella Provincia, la presidenza di tutte le Commissioni che, essendo delle articolazioni dei rispettivi Consigli, non sono organi esecutivi bensì di orientamento e di controllo. Anche la proposta del leader dell’Ulivo a Palazzo Estense, Alessandro Alfieri, di attribuire la presidenza dell’assemblea varesina ad un esponente dell’opposizione è stata respinta. Tale atteggiamento è lecito, non ostandovi nessuna disposizione di legge, ma non altrettanto legittimo, configurando una situazione che il maggior esperto in tema di democrazia, Alexis de Tocqueville, ha definito come "dittatura della maggioranza". Alla cittadinanza dovrebbe interessare se e quando i principi, i valori e le regole della convivenza e della democrazia vengono messi sotto i piedi, se non altro perchè, proprio in questi giorni, l’illustre personaggio a cui viene addebitata una maxi-truffa di seicento miliardi di lire in danno della sanità pubblica lombarda ha dichiarato ai Giudici che la cosa è stata possibile e facile perchè "i controlli semplicemente non esistevano". Come noto, il diritto dell’opposizione a controllare fa da naturale contrappeso al diritto di governo della maggioranza: se non viene riconosciuto, il processo decisionale si carica di una valenza autoritaria. In Italia, diversamente che nelle altre democrazie occidentali, il rischio dispotico è alto perchè il nostro sistema è stato costruito sulla base di una rappresentanza reale dell’elettorato resa possibile da leggi elettorali di tipo proporzionale. L’adozione del meccanismo maggioritario ha portato a delle rappresentanze istituzionali convenzionali sovrastimate e ad un indebolimento di tutti i meccanismi di controllo. La governabilità non è molto migliorata ma la distanza tra paese legale e paese reale è sicuramente aumentata. In pratica la maggioranza può fare quel che vuole: abolire certi reati, confondere interessi pubblici con quelli privati, favorire gli amici, diminuire il grado di protezione sociale dei cittadini. Qualcuno, in uno slancio di sincerità, ha confessato: "Il potere è bello quando possiamo abusarne". Siccome siamo in uno Stato di diritto non si possono far tacere le minoranze; ma cosa servono le voci critiche se i cittadini "fanno come se nulla fosse"? Così si fa strada quel "familismo amorale" che consiste nel pensare soltanto al proprio personale tornaconto disinteressandosi degli altri e del bene comune. E’ un pericolo richiamato – ovviamente in una visione etica e non politica – dal Cardinale Martini nel suo discorso di commiato, applaudito da tutti, al Consiglio Comunale di Milano L’arcivescovo ha detto, in buona sostanza, che il confronto non è contrapposizione, la politica non deve impedire il dialogo e, nella distinzione dei ruoli, tutti devono cooperare senza confondere la doverosa collaborazione con il baratto di favori. La maggioranza non può arroccarsi e l’opposizione non deve solo criticare. Stiamo attenti a che la politica non scavi un solco di inimicizia tra gli abitanti della città e tra gli stessi vicini di casa.

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Pubblicato il 19 Luglio 2002
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