«Signor Ministro si sbaglia. I piccoli ospedali servono»

Trenta medici dell’Ospedale Galmarini di Tradate consegnano una lettera di protesta al dottor Sirchia. «Non si svaluta così la nostra professionalità»

Non piacciono ai medici dell’ospedale di Tradate le posizioni del ministro della salute Sirchia sulla possibile chiusura dei “piccoli ospedali”. Così durante la sua visita all’Ospedale di circolo di Varese questa mattina, 2 settembre, al Ministro è stata consegnata una lettera di trenta medici che lavorano nella struttura tradatese. «Delle sue affermazioni ci ha colpito la svalutazione grave del lavoro, dell’impiego e della professionalità che noi e tanti nostri colleghi mettiamo in campo quotidianamente nel tentativo di offrire ai cittadini una medicina di qualità – scrivono i medici – Non intendiamo contestare la necessità di razionalizzare il sistema sanitario nazionale, vogliamo però che la nostra competenza sia riconosciuta e difesa».

I medici dell’ospedale tradatese fanno riferimento soprattutto all’affermazione del Ministro secondo cui bisogna eliminare le piccole strutture «per offrire ai malati meno ospedali che siano però centri di eccellenza guidati da veri professionisti in grado di assicurare un ‘assistenza di assoluta qualità al posto di tanti piccoli nosocomi dove mancano attrezzature e medici esperti». «È un’affermazione ai limiti della diffamazione – commentano i medici nella lettera – e che, oggettivamente, getta nella preoccupazione i cittadini che hanno la sventura di vivere nel bacino di utenza di queste realtà che, per il solo fatto di essere piccole, vengono ritenute, dal Ministro competente, luoghi di mattanza e pressappochismo».

I medici hanno voluto sottolineare nel documento consegnato oggi i vantaggi di un piccolo ospedale. Vantaggi che vanno dal non avere superspecialisti che perdono di vista la complessità della malattia e del malato, all’assistenza ai malati, sempre adeguata e competente grazie anche ai continui contatti con strutture specializzate. Inoltre i medici sottolineano l’importanza di un maggior dialogo, facile e immediato, tra specialisti di diversi reparti, nonché la considerazione del paziente prima di tutto come persona e poi come malato. 

«I piccoli ospedali non sono, almeno non tutti, quelle “terre selvagge” dove il malato finisce nelle mani di medici impreparati e sprovveduti – concludono i medici tradatesi – In molte di queste realtà invece si pratica una medicina di qualità e attenta alle esigenze dei cittadini. Ci dispiace molto che questi nostri sforzi non siano conosciuti o apprezzati dal nostro Ministro».

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Pubblicato il 02 Settembre 2002
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