La protesi ad ombrellino per combattere l’ischemia cerebrale
Il laboratorio di emodinamica estende la sua attività e concentra i suoi sforzi nella lotta all'ischemia cerebrale
| Ventiquattro ore su ventiquattro per tutti i giorni della settimana. Da ieri è possibile intervenire sugli infarti cardiaci in ogni momento. ll laboratorio di emodinamica dell’Ospedale di Busto, ha infatti esteso la sua attività. Si potrà così curare con tempestività i soggetti colpiti da infarto cardiaco, anche mediante "angioplastica coronarica primaria" (il cosiddetto palloncino). Sempre in questo ambito nel 2001 i tre ospedali dell’azienda hanno trattato oltre seicento soggetti colpiti da infarto miocardico acuto. L’estensione dell’attività di cardiologia interventistica è l’ultima tappa, in ordine di tempo, del fitto impegno della cardiologia dell’azienda ospedaliera che, il prossimo 15 novembre, a Busto, presso gli spazi di Tecnocity, organizzerà un convegno scientifico internazionale: al centro del dibattito tra clinici, provenienti anche dalla Germania, una metodica interventistica, che previene le recidive, in casi selezionati, dell’ischemia cerebrale, danno patologico che può provocare conseguenze terribili (compreso la paralisi totale) nell’organismo umano. La metodica è adottata in pochi e limitati centri ospedalieri e da un anno, circa, anche presso il laboratorio bustese di Emodinamica. In sostanza, si interviene per correggere una anomalia cardiaca (la persistenza del "forame ovale"), applicando, per via percutanea , una protesi detta ad "ombrellino". Gli studi pubblicati fino ad ora hanno dimostrato che l’applicazione di questa protesi ha una percentuale di successo dell’87-100%, con una bassa incidenza di complicanze e con una probabilità di recidiva dell’ischemia decisamente ridotta. In più evita un trattamento farmacologico con possibili e importanti effetti collaterali. Nel corso del convegno, uno degli ospiti invitati, il dottor Eustaquio Onorato, responsabile della Cardiologia dell’Istituto Clinico Humanitas , riferirà che questo tipo di intervento cardiochirurgico , in casi accuratamente selezionati, aumenta la probabilità di insorgenza tout court dell’ischemia cerebrale. E ancora: alcuni specialisti segnalano che, con questo intervento, anche alcune cefalee, particolarmente gravi, possono regredire. L’applicazione della protesi cosiddetta ad "ombrellino" è consigliata soprattutto in pazienti sotto i quarant’anni che, in presenza di quella anomalia cardiaca, hanno registrato l’insorgenza di un ictus di cui è davvero difficile e complicato individuare una causa conclamata. Anche in questo caso l’intervento è utile a prevenire il ripetersi di una patologia che può essere completamente invalidante. Recentemente a Busto, in proposito, con questa metodica interventistica, è stata operata una donna di 40 anni. |
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