Sanatoria: «Chi lavora in nero si auto-denunci»

L'appello a Prefetto e istituzioni lanciato da sindacati e società civile. Troppi i lavoratori costretti a "strapagarsi" la regolarizzazione

Riceviamo e pubblichiamo 

A poco più di un mese dall’entrata in vigore della Bossi-Fini si stanno riscontrando, nella sua applicazione, non poche anomalie e contraddizioni.
In particolare, man mano che si avvicina la data di scadenza della presentazione dei kit bianco e azzurro, sono in aumento le denunce, raccolte presso le nostre sedi sindacali e associazioni del volontariato laico e cattolico a cui molti lavoratori e lavoratrici si rivolgono, che accusano i propri datori di lavoro di non cogliere l’opportunità della regolarizzazione e di voler mantenere un rapporto di lavoro illegale, contando sull’impossibilità per lo straniero irregolare di potersi contrapporre a questa scelta.
Nei nostri recapiti sono giunti uomini e donne extracomunitari che da mesi, se non da anni, stanno lavorando illegalmente con paghe irrisorie, ed oggi che possono uscire da quel "buco sociale" in cui sono forzatamente relegati, si vedono negate queste possibilità , perché la legge che avrebbe dovuto riportare la "legalità per i lavoratori extracomunitari" sta dimostrando in questi casi tutti i suoi limiti. E in particolare l’assenza di tutela per lo straniero nei casi suddetti ci pare anche una ferita allo spirito della Costituzione nel nostro paese.
Per questo intendiamo avanzare una proposta, da sottoporre al governo ed ai ministri competenti, che consenta di conseguire in modo più ampio l’obiettivo dichiarato della legge, di fare emergere cioè con la regolarizzazione tutto il lavoro nero prestato dai lavoratori extracomunitari.
Proponiamo di permettere la regolarizzazione non solo con l’auto-denuncia del rapporto di lavoro da parte dell’imprenditore, ma anche con quella del lavoratore extracomunitario (colf, badante o lavoratore di settori economici) che possa dimostrare di avere un lavoro e un alloggio, quando il rispettivo datore di lavoro non intenda procedere alla regolarizzazione.
Già è riprovevole quello che accade sotto gli occhi di tutti, ormai voce di popolo, dove molti lavoratori sono costretti a "pagarsi" la sanatoria se non, ancora peggio, "strapagare" per avere quello che spetta loro, quello che è previsto dalla legge corrente.
Questi amici, nei nostri recapiti, ci confermano comunque di ritenersi fortunati rispetto a quelli a cui viene negato tutto.
per questo è doveroso, opportuno umanamente, socialmente e politicamente e perché ci riteniamo uno stato di diritto consentire agli extracomunitari che hanno un lavoro e un alloggio a cui viene negato il "diritto di regolarizzazione", di poter aspirare a vivere nella legalità, tramite la denuncia del proprio lavoro irregolare e quindi del proprio datore di lavoro.

CGIL-CISL-UIL
Acli Varese, Anolf Varese, Caritas Decanale
Caritas Migrantes, Sportello Scuola Volontariato, Associazione Cittadini del Mondo
Consorzio Soloco, S.Vincenzo de Paoli, Stop Razzismo

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Pubblicato il 16 Ottobre 2002
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