Il sindaco Canziani lancia un appello alla pace

Il ricordo delle feste di questi giorni ha dato spunto a una riflessione sugli eventi internazionali

Riceviamo e pubblichiamo

La situazione internazionale è sotto gli occhi di tutti. Ed è così grave da far passare in secondo piano anche tragedie come quella che si sta consumando nel Molise in questi giorni. Tre sono le cose che più colpiscono: 1) Gli appelli alla ragionevolezza e alla ricomposizione dei conflitti per via diplomatica vengono sostanzialmente disattesi, 2) Le situazioni di conflitto in atto sembrano ottenere effetti che vanno nella direzione opposta a quella della costruzione della pace, nel senso che ovunque si vanno radicalizzando le contrapposizioni violente, 3)La lotta contro il terrorismo invece di attenuare pericoli e rischi, sta sempre più esponendo intere popolazioni al rischio di rappresaglia. Da qualche tempo il terrorismo internazionale è considerato la causa di tutti i mali, ed è sempre più comune inquadrare qualunque problema nazionale nella cornice del terrorismo. Non si tratta di fare sconti ai terroristi, sia ben chiaro. La gravità di quanto è successo in diverse parti del mondo e in particolare i fatti dell¹11 settembre parlano da soli. Ma è certamente riduttivo, oltre che scorretto e perfino puerile, se non fosse così grave, imputare genericamente al terrorismo internazionale ogni male. L¹arroganza e la superficialità con cui è stato posto in Italia il problema della cosiddetta ³guerra preventiva² contro l¹Iraq, hanno sconcertato molti. Infatti o diciamo che la nostra Costituzione è ³carta straccia² e la modifichiamo di conseguenza, oppure la dobbiamo applicare, anche per quanto dice all¹art.10: ³L¹ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciuteв e soprattutto all¹art.11 ³l¹Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione alle controversie internazionali². Addirittura sono pochi i politici che hanno denunciato in modo chiaro la profonda contraddizione di voler attaccare l¹Iraq senza l¹autorizzazione dell¹ONU. Sarebbe veramente pazzesco se ogni popolo si sentisse autorizzato a farsi giustizia da sé! Eppure pochi si sono mostrati colpiti da questi eventi. Siamo tutti un po¹ troppo disattenti forse? Mentre si dibatteva su queste questioni, si sono levate alcune voci autorevoli. Su tutte, quelle di Carlo Azeglio Ciampi, che commemorando i caduti italiani ad El Alamein ha rilanciato, insieme con i reduci, l¹invocazione della pietà e della ragione ³mai più guerre² e quella di Giovanni Paolo II, che durante la discussione sulla necessità o meno della guerra contro l¹Iraq, ha ricordato in modo molto chiaro che la violenza porta altra violenza, che se si vuole la pace è necessario lavorare per la pace e che non c¹è pace senza giustizia. Una situazione su tutte merita la nostra attenzione. Mi riferisco alla situazione israelo-palestinese. Ci siamo talmente assuefatti ai morti ammazzati da una parte e dall¹altra che non fanno neanche più notizia. Tra i tanti morti, quasi trecento sono bambini. Bambini ammazzati dai missili israeliani, saltati assieme ai kamikaze palestinesi, colpiti dai carriarmati. Sempre Giovanni Paolo II diceva a Zagabria oltre 8 anni fa: ³ Quello tra la Palestina e Israele è uno dei processi di pace più delicati e difficili, ma insieme più necessari del pianeta. Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero². Due anni dopo veniva ucciso Rabin, uno dei fautori del processo di pace, per mano di un cittadino israeliano. Dopo tutti i morti che ci sono stati, in particolare dopo tutti i morti civili che ci sono stati, chi può dire di aver ragione? E soprattutto, chi può ergersi in qualche modo a giudice sopra le parti per portare una proposta autorevole di risoluzione di questo come di altri conflitti? I processi di globalizzazione hanno intaccato profondamente il ruolo fin qui svolto dagli Stati. Gli organismi internazionali sono risultati via via indeboliti e in certo qual modo delegittimati. Stiamo vivendo una fase delicatissima dei rapporti internazionali. Senza un diritto internazionale equo e universalmente condiviso, e senza organismi in grado di attuarlo, si tenderà alla perpetuazione dei conflitti e alla tentazione per le grandi potenze di farsi in qualche modo, ³giustizia da sé², innescando un meccanismo perverso. C¹è bisogno allora di un grande impegno e di un grande movimento per riformare gli organismi internazionali, primo fra tutti l¹ONU, restituendogli credibilità e assegnandogli nuova forza e nuova capacità operativa. In questo processo l¹Europa può e deve avere un ruolo decisivo, in quanto proprio l¹Europa nella fase attuale può creare le condizioni e articolare proposte per un nuovo assetto mondiale. Proprio la precarietà della legalità internazionale nella quale ci muoviamo è in qualche modo causa di quanto sta avvenendo in Palestina, con l¹occupazione israeliana dei territori e l¹impotenza delle risoluzioni dell¹ONU. L¹unico prodotto di questa situazione è stata la crescita esponenziale della disperazione e del terrorismo che ha colpito in modo ignobile la popolazione civile d¹Israele e ha determinato la moltiplicazione dei morti ammazzati per le strade della Palestina. Questa allora è la vera emergenza internazionale, questa deve essere la priorità della lotta al terrorismo: una nuova legalità internazionale e una nuova autorità internazionale riconosciuta. La nostra civiltà, la nostra società è strettamente legata agli USA da valori comuni. Proprio per questo abbiamo il dovere di dire che la lotta al terrorismo, che è necessaria e da condurre senza alcuna incertezza, va fatta rimuovendo le cause vere e gli squilibri che in qualche modo lo generano o lo favoriscono, così da togliere alibi a chiunque e da non alimentare il ricco mercato delle armi, che sempre più sembra essere uno dei motori di scelte che ripugnano le nostre coscienze. Noi non vogliamo equilibri che si reggono sul terrore, ma poli che si rispettano e che cercano, insieme, di costruire un mondo più giusto.

Giovanni Canziani 
Sindaco di Lonate Pozzolo

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Pubblicato il 06 Novembre 2002
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