Inda, no dal ministero alla cassa integrazione
Nei prossimi giorni il sindacato proporrà alla proprietà una bozza di intesa. Si cerca di posticipare la mobilità così da favorire il reintegro dei lavoratori colpiti dal provvedimento
Nuvole grigie alla Inda di Caravate, anche se il sindacato non dispera. E’ di oggi la notizia che la richiesta inoltrata dalla proprietà della storica ditta di Caravate al ministero per ricevere il via libera alla cassa integrazione straordinaria è stata bocciata. Non sussistono le condizioni necessarie affinché da Roma arrivino i fondi per coprire parte dello stipendio degli 84 lavoratori che verranno colpiti da procedure di mobilità a causa di ristrutturazioni aziendali. (nella foto, un presidio di fronte alla ditta, lo scorso novembre) «Arrivati a questo punto faremo il possibile per agevolare il reimpiego degli 84 lavoratori che comunque l’azienda vuole mettere in mobilità – dice Umberto Bicelli, che parla a nome della Rsu aziendale rappresentata da Fim Cisl e Fiom Cgil. Del resto la linea che l’azienda ha assunto è stata chiara fin dall’inizio: la richiesta di cassa integrazione straordinaria per un anno era comunque finalizzata ad offrire la possibilità ai dipendenti di poter trovare un nuovo posto di lavoro». Ora la palla torna di nuovo nel terreno dei negoziati. Il sindacato cercherà di trovare un accordo con l’azienda per evitare i danni maggiori per i lavoratori. «Il prossimo 5 dicembre avremo un altro appuntamento con la proprietà alla sede varesina dell’Unione Industriali per discutere di una probabile bozza d’intesa – conclude Bicelli. L’ipotesi è quella di agevolare subito l’uscita di 30 dipendenti prossimi alla pensione, a partire dal gennaio 2003. Per i restanti 54 lavoratori chiederemo all’azienda di attendere fino al gennaio 2004 per la mobilità: questa data non sarà prorogabile, e comunque a partire dal gennaio 2003 chi riuscirà a ricollocarsi potrà godere di una buonuscita». |
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(nella foto, un presidio di fronte alla ditta, lo scorso novembre) «Arrivati a questo punto faremo il possibile per agevolare il reimpiego degli 84 lavoratori che comunque l’azienda vuole mettere in mobilità – dice Umberto Bicelli, che parla a nome della Rsu aziendale rappresentata da Fim Cisl e Fiom Cgil. Del resto la linea che l’azienda ha assunto è stata chiara fin dall’inizio: la richiesta di cassa integrazione straordinaria per un anno era comunque finalizzata ad offrire la possibilità ai dipendenti di poter trovare un nuovo posto di lavoro».





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